mercoledì 9 maggio 2012

37.4

Ieri sera poi son rientrato a casa dal calcetto, ho mangiato e ho acceso il computer perchè non avevo sonno. Mi sono cambiato per andare a dormire e di colpo  così, mi è salita la febbre quasi a 38. Credo nel giro di un minuto. Nella società contemporanea manco la febbre se la prende con calma, mi son detto. Al che ho sollevato le lenzuola e mi son messo a dormire.
Stamattina ho mandato un messaggio presto per avvertire che non sarei andato al lavoro e mi sono rimesso a letto col termometro al mercurio sotto al braccio. Trentasette punto quattro gradi centigradi. Poi mi sono addormentato e ho rimisurato la temperatura verso le otto. Trentasette punto quattro gradi centigradi. Poi l'ho misurata altre due o tre volte nel corso della mattinata, sempre trentasette punto quattro gradi centigradi. Mi son sentito veramente orgoglioso di me stesso. Che uomo in gamba che sei, anche con la febbre riesci a tenere la temperatura costante a trentasette punto quattro gradi centigradi.

lunedì 30 aprile 2012

Aglio, menta e basilico


Le cose belle della vita le ho sempre viste a colori. Io Marsiglia la immaginavo proprio cosi. Ocra e azzurra. Una piazzetta dai colori caldi con degli alberi ed un caffè sotto un cielo azzurro.  Persone sedute ai tavolini di un bar, che al caldo del mezzogiorno leggono il giornale sorseggiando Pastis.
Ed è così. Un intrico di vicoli, illuminati da una luce abbagliante che filtra per le strade del vecchio quartiere Panier. Che è un eterno cero. Un dedalo di viuzze in cui l’ocra nuova delle facciate, all’italiana, cerca di far dimenticare a tutti le radici antiche della città. Un continuo salire, scendere, e poi risalire. Marsiglia è città di vento. Il Mistral, che si infiltra in cima alle stradine e spazza al mare gli odori pungenti dei vicoli.
Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere né da fotografare, tutto da condividere. Tanto per citare Izzo.


lunedì 23 aprile 2012

poverocane


Io arrivo, ci metto poco, entro la porta di casa e c’è il cane che mi guarda. Io non mi fermo, ma penso che il cane magari era li che aspettava che lo salutassi, ci può anche stare, io lo capisco che magari un cane si aspetta che quando uno entra in casa e lo vede che lo guarda, gli prenda l’istinto zoofilo, si fermi e lo accarezzi. I cani, poi c’è a chi piaccion di più e c’è a chi piaccion di meno, è naturale, non è che siam fatti tutti allo stesso modo. Ci son quelli ad esempio a cui piacciono i Pooh, a me non piacciono i Pooh, non si possan nemmeno ascoltare, ma lo capisco che esistano persone a cui piacciono.


Comunque, dicevo, mi son perso, capita, in ogni caso, volevo dirti che saluto con un abbraccio la padrona di casa e il cane in automatico mi molla un morso sul polpaccio. Che se ci pensi è una fortuna. E’ una fortuna che ti venga tatuato d’urgenza un canino sul polpaccio la sera alle otto quando tutti i negozi di tatuaggi son chiusi. Che io un morso sul polpaccio non lo avevo mai ricevuto. Ci ha pensato il cane, poverocane. Che poi peraltro la cosa che mi ha turbato di più era che poi la gente diceva pure poverocane. Che il cane era diventato triste perché mi aveva morso, che era, poverocane, mortificato in un angolo a testa bassa. E allora puccipucci al cane, mentre io mi osservavo l’ovatta col sangue. Che il cane no, ti morde ma solo per istinto. No il cane no, se ti morde è perché è “nanimale” e non lo ha fatto a posta a morderti. Il cane no, cioè, se il cane ti morde non è vero che ti ha morso, te lo sei inventato tu. Che poi, che vuoi che sia, il cane è vaccinato, è pulito, è sterile, ci puoi mangiare sopra… sei stato tu ad aver infettato col tuo polpaccio il cane. Che se gli si caria il dente e ci tocca portarlo dall’odontotecnico è solo colpa tua. E ora ti tieni morso, colpa e gli paghi pure l’otturazione.

giovedì 15 marzo 2012

Il Ti Amo telefonico


...che io poi ce l'ho sempre avuto. Mi ha sempre accompagnato in tutte le mie vicende senza mai abbandonarmi. Che poi se mi succedeva una disgrazia e c'era, come dire, da rimboccarsi le maniche lui subentrava a sistemare tutto, si si, ci entrava di lato, in tackle, e mi rovesciava il pronostico. Ce l'ho sempre avuto lì che mi accompagnava e non mi abbandonava e poi subentrava e mi rovesciava il pronostico. Il sedere dico. Nemmeno stavolta che bombardato dalle disgrazie a grappolo avevo quasi tirato i remi in barca, nemmeno stavolta - dicevo - mi ha lasciato lì, da solo, ad affogare. Che poi si sapeva che io fossi un uomo tutto ripieno di codesta fortuna. Che la gente, poi, sapendolo, si chiedeva forse dove fosse andato a finire, Io stesso mi chiedevo se fosse volato via. Che magari lui, il Sedere, ci aveva dei problemi esistenziali. Di quelle incertezze che ti strozzano e ti lasciano a terra. E si era messo lì (già ce lo vedo) a pensare se (astoggiro) manifestarsi oppure no contorcendosi in pensieri di una lentezza assoluta e pensando che si, beh, forse, poi - E' meglio che stavolta non vada che ci ho da pensare a me -. - Ma poi, no, penserà male di me - (avrà pensato). Che a pensar male si fa peccato ma poi alla fine ci si indovina (avrà poi certamente ribattuto tra se e se, in un rimorso di coscienza) e quindi meglio darsi una mossa e dargli un aiuto:
...ed è così che ricevo questa telefonata da questo angelo di nome Francesca, che dice che non mi conosce ma che ritrova il mio giubbotto e che mi cerca ostinatamente su google e addirittura mi rintraccia. Lei, che mi dice tutto questo, andrebbe gratificata subito con un Ti Amo telefonico, penso. Che una donna che vede il mio giubbotto buttato in un contatore di una via sconosciuta, ci ravani dentro ed abbia la sensibilità di contattarmi, beh Lei un Ti Amo telefonico se lo merita tutto.

domenica 26 febbraio 2012

Sulle disgrazie

Ci sono le disgrazie puntuali e le disgrazie a grappolo. 
Le disgrazie puntuali colpiscono a spot, sono a basso impatto, routinarie e ad assorbimento rapido. Diverse invece le disgrazie a grappolo, che si presentano, e qui scusatemi, a cacca di pecora (cit. Paola B.). In gruppo ma sparse. Si manifestano nel long run con molta meno frequenza, ma quando arrivano lo fanno in pompa magna ornandosi di una serie definita di eventi tragi-comici. Ci sono esseri umani naturalmente predisposti alla tipologia puntuale ed altri più adatti alla tipologia grappolo. Io credo di appartenere alla seconda categoria: sento proprio il grappolo facile. 
Stanotte, sabato notte, che poi era domenica mattina, ci erano le danze tsigane, ci era un gruppo che suonava anche Vinicio Capossela e ci era poi una compagnia fantastica. Tutto troppo bello. Il substrato perfetto per il ritorno del grappolo. Ballo, con Paola al mio fianco, appinguinati al resto della gente e tac, eccolo. Giunge in tackle il grappolo: per la seconda volta nella mia vita mi rubano il giubbotto. Il quale giubbotto, nella disgrazia, conteneva ovviamente anche le chiavi. Di casa. E pure dell'auto. Un grappolo vincente a sto giro. Un grappolo di qualità. Un grappolo platinum.

Parte il grappolo insomma: e con esso arrivano i pakistani a vendermi le rose.  Sempre di più. Uno, due, mille. Tantissimi pakistani mentre cercavo il giubbotto con la luce del cellulare in mezzo alle gambe della gente.  Le congiunzioni strane della vita. Paola va al bancone a denunciare il furto. Io pure vado al bancone a denunciare il furto, ma da un secondo barista.

Peppe mi viene a prendere. Prendo le chiavi a casa, torniamo e giustamente... non troviamo la macchina. Cazzo. La vita si accorcia di un anno. Facciamo la strada una seconda volta. La macchina poi appare. ?. Non l'avevamo vista. 
Torno al bancone della Citè per vedere se casomai...
Mi dicono che sono il terzo a denunciare un furto. Io, io e io. Ben tre persone stanotte hanno perso un giubbotto.
Giubbotti, chiavi, pakistani, macchine perse e poi ritrovate. Insomma, il grappolo è in caduta libera.

3 della notte. A casa, finalmente a casa, entro. Mi siedo e parte la filippica sugli "Elementi di psicologia comportamentale" tenuta da mia madre. Per la collana: "Tutto ciò che uno ama sentirsi dire dalle 3 alle 4 del mattino". 
8 della mattina. Sveglia forzata e denuncia dai Carabinieri. Ciruzzo 'o Pisciaiuol, (il Carabiniere di servizio) premendo una lettera al minuto sulla tastiera ci schiaccia mezz'ora per scrivere un verbale di dieci righe. "Dunque, ripeto, il nome del locale è La Citè". "La Ci trè?". Rimarrà nell'epica. Così come il mio sonno. 

Rientro e parcheggio finale con tanto di ciliegina. Un senegalese si avvicina alla macchina. 
Scendo e mi dirigo verso il portone.
Mi segue. 
Mi blocca, ha un foglio rosa con se. 
Vuole, alle 9.30 della domenica mattina, fare pratica di scuola guida con la mia auto.



lunedì 20 febbraio 2012

Il caneastro

Sono tornato a casa con lo stomaco pieno. Di una pizza di quelle alte che qui a Firenze sono in pochi a farla. Anche a Scandicci esiste un posto dove te la fanno più spessa. E io a dir la verità, ci vado spesso ad ordinarla li.
Fuori non è freddo, c'è una pioggia lieve ma insistente. Ho parcheggiato la macchina sotto casa e visto che non era tardi sono andato a fare un giro a piedi qui intorno, c'è un piccolo isolato pieno di villette, dove sopravvivono ancora dei pini marittimi, gli unici che il comune ha lasciato intatti. Il cielo è tappato da un cappone di nuvole. Un grande cappone. Di nuvole. Seduto a covare Scandicci. Camminando raggiungo la villetta del cane Astro. Quando ero piccolo mi fermavo spesso dal cane Astro, che sbucava con la testa dai paletti del cancello che dava sulla strada per andare all'asilo. Il cane Astro era un cane lupo di grandi dimensioni. Uno di quei cani esattamente uguali al cane stampato sulla targa "attenti al cane". Mi avvicinavo al cane Astro (che per comodità chiameremo caneastro) anche se a me in realtà non piaceva. Non posso darvi informazioni sul sesso del caneastro, non si è mai saputo di che tipologia spicifica fossero le sue gonadi. Diciamo che ero costretto ad avvicinarmi al caneastro perchè mia madre si fermava tutte le mattine a chiacchierare del nulla con la sua padrona.  Quindi mentre mia mamma parlava con la signora, io, (che praticamente fino alla seconda elementare sono stato la prolunga umana di mia mamma) il piccolo Alessandro (detto "La prolunga"), mi facevo ogni mattina 10 minuti di face-to-face col caneastro. Che praticamente la mia faccia arrivava all'altezza di quella del cane. E non succedeva assolutamente niente, anzi...  io lo vedevo che il caneastro era anche un po' imbarazzato dal fatto che ci ritrovassimo ogni mattina a guardarci come due fessi a 20 centimetri di distanza. Ma lui, seppur io gli ostentassi la più ferma indifferenza, rimaneva a guardarmi nonostante tra i due l'unico a potersi sprolungare (vista la lunghezza del guinzaglio) fosse lui (non ho mai capito perchè la signora tenesse il cane al guinzaglio nel suo giardino). Io mi sarei sprolungato più che volentieri, ma mia mamma aveva le dita a scatto.




venerdì 27 gennaio 2012

Vi stupisco io


Ogni tanto mi metto a cucinare, tipo stasera. Fai conto che in genere dai miei è sempre tutto pronto. Ma tipo stasera mi son detto, via, li impressiono io. Che ci ho proprio delle grosse potenzialità, facevo notar loro. Che i mesi passati a far danni e a mescolar reagenti per far terreni nel laboratorio di microbiologia a qualcosa saran pur serviti no? Cara madre e caro padre.
Quindi stasera dicevo, vi impressiono io cari genitori, che ho delle abilità culinarie che nemmeno un microbiologo. Riflettete dall'alto del vostro conservatorismo imperante e smettetela con queste idee passatiste che un uomo ai fornelli è un incapace.
Che poi io sono uno di quelli che i fornelli li guarda con rispetto. Tipo lo spremiagrumi, che è una cosa che se la usi poi devi pulirla con gran dispendio di energia e perizia tecnica.
Insomma, vi stupisco io, ho detto. Ho aperto un uovo e mi è caduto nel lavandino.

mercoledì 4 gennaio 2012

Super partes

Sono diversi giorni che tutte le cose che scrivo mi paiono delle stronzate.

Ci sta che non sia in grado di giudicare quel che scrivo, mi son detto, dipende troppo dall'umore, che se son felice mi sembra tutto bello e se son triste mi sembra tutto brutto, mi son detto.

Allora ho preso tutte le cose che ho scritto e le ho mandate a mia sorella che le ha lette, e poi mi ha detto che erano stronzate sul serio.

mercoledì 21 dicembre 2011

questo post

Ci sto andando di machete comunque, le cose da fare si abbattono con tagli netti e precisi, che credi? Tac! Stock! Come tronchi, rami. Via! Una dopo l'altra, checchè se ne dica leggendo questo post. Che adesso ti cazzeggio, così, di sgamo. Di sgamo ma non troppo. Si, lo faccio. Ma poi ritorno a lavorare, è chiaro. Siam produttivi eh. Di una funzionalità estrema, specialmente sotto Natale. Perfino sotto l'albero di Natale. E te invece che fai? Sentiamo eh... guarda, ti porto dei numeri, leggo adesso che ho 3068 accessi in 14 mesi di vita. Sono circa sette al giorno. Sette persone (o due persone tre volte al giorno, o una persona per sette volte al giorno) su questo pianeta vengono a cazzeggiare qui sopra ogni giorno, quasi un miliardesimo. L'è roba! Che vuoi che sti internauti un po' di tempo non ce lo perdano a leggere delle minchiate come questa? Che vuoi che non si interessino di questi post stupidi? Di quel che faccio, vivo e descrivo intimamente? E diciamocelo, su. Che soprattutto i post tipo questo ti fanno venire voglia di leggere. E figuriamoci se non stai continuando ad andare avanti. Gli occhi ti vanno da sinistra a desra. Si, ho sbagliato a scrivere destra, ma l'ho fatto a posta. Tutto tempo perso da parte tua, non mia. Bruciato. Che potevi dare da mangiare al criceto che ti sta morendo in gabbia. E invece sei qui a leggere me, che sto producendo un post bellissimo in un momento di cazzeggio che dura da dieci minuti. E sto facendo cazzeggiare anche te. Giuro, adesso la smetto. Vedi, il post è quasi finito. Che finchè mi presti i tuoi occhi mi vien da scrivere. E a volte non ci si può far niente, quando hai l'attenzione del tuo pubblico è difficile smettere di pavoneggiarsi. Ti ho in pugno, sei bloccato, e tu stesso non ti accorgerai quando finirà questo post, tu stesso sarai sorpreso dalla fine geniale di

martedì 6 dicembre 2011

The London Effect (11.11)

This is my first NLE Video Editing Experience!
... and well, this is how I see London, my second city! Nothing better than the modern sound of High Contrast and Netsky could have been this video's soundtrack! I just had the idea of recording few videoclips while I was hangin' around alone in one afternoon. Unfortunately, plenty of wonderful places are definitely missing. What follows is just an accelerated walk through the East and West Center, with a couple of minutes recorded in the Isle of Dogs on the way back home! 
Now, find a seat, wear your headphones and come with me in London... you'll certainly love it!
I strongly suggest you to load it first!
 Enjoy!



"Put your headphones on and let the soundtrack drag you through the streets of Central London. Get on the DLR and dribble with me glass and steel's skyscrapers of Docklands, run under the clock of Big Ben, jump from Nelson's Column into the Trafalgar Square's fountain and then open your wings and fly. Fly together with the brown leaves in the wind till the gates of Buckingham Palace. Groups of ducks and squirrels will be waiting in St James's Park to show you the way to Piccadilly Circus. And down to Soho, Carnaby Street and Chinatown. The designer shops of Seven Dials, the music of Tottenham Court Road and walk around down to Covent Garden, where a reindeer and lighted Christmas balls are the frame of an ethnic dance. Move to Holborn and close the circle. Don't open your eyes."