venerdì 22 luglio 2011

Duende

...c'è che il ballo ha funzione sdoganatrice, rompe le acque e ti scollega le sinapsi, che galleggiano trascinate via dalla corrente. C'è anche che un ritmo esotico, una travolgente taranta o una marcia balcanica, ti salgono interiormente dalla pianta dei piedi. Che vivi la sensazione del floating, che senti una lenta e progressiva generazione di benessere. E realizzi come ballare sia il confondersi in vortici di colori, il girare follemente, il mescolarsi, come in una tavolozza. Ordine e caos allo stesso tempo. Inviti, trasporti un'altra metà. Giallo e rosso fanno arancio. Ed è la sintonia di un corpo unico che ama farsi trapassare dalla musica. Essere attraversati dalla stessa scossa adrenalinica, da un egual brivido. Aumenti l'intensità. Generi e vivi emozioni. Sperimenti un'evasione poetica e reale da questo mondo...

venerdì 8 luglio 2011

venerdì 1 luglio 2011

Un'architettura di parentesi


...c'è quel leggero tremolio che ti attraversa le cartilagini delle ginocchia, e poi quel nodo alla gola. Quel santissimo nodo alla gola che ti blocca per un attimo mentre poggi i piedi su questa moquette rossa per l'ultima volta. Il nodo per una parentesi che si chiude. L'aggrovigliarsi dei pensieri nella tua testa. Il sentirsi una persona diversa, cresciuta, ancor più sicura. Pare tutto più esteso. La prospettiva passa da verticale ad orizzonale. C'è la conoscenza, il pezzo di carta (che arriverà), l'aver portato a termine un percorso con successo, e poi, quei rapporti umani. Uno dei beni più preziosi. Le persone, le amicizie, il sentirsi parte di uno stesso percorso, che scorre attraverso la condivisione di attimi, esperienze e culmina nello scambio di idee, di cultura, di divertimento. Ti accorgi che hai imparato tanto, ma che allo stesso tempo hai anche insegnato tanto. Che hai provato un piacere enorme nel leggere quelle email. Che ti si è bloccato il respiro nel vedere quegli occhi lucidi. Assapori l’intensità dell’istante.
L'impacchettamento è uno slideshow continuo. 
Un oggetto, un biglietto, un invito, e i ricordi risalgono la corrente. C'è un momento della tua vita che si sta chiudendo, l'ennesimo. Ci risiamo, ancora. Aperture e poi chiusure. E le chiusure portano a galla l'essenza dell'esperienza vissuta. Le partenze, se pur temporanee segnano la fine di un ciclo, ed è triste almeno quanto è eccitante. La vita è un'architettura di (parentesi). Per una che si chiude] ce n’è una che si apre[. E l’espressione matematica continua. Non so dove, non so come, non so quando, ma è lì ad aspettarmi, e in un mese, in un anno la parentesi si riaprirà. E ritorna quel profumo. L’eccitazione di una nuova scoperta. Del catapultarsi in nuove dinamiche, dell’incrociare nuove persone ed essere partecipe di nuove storie. Per ripunteggiare le giornate con dei nuovi coriandoli. 
Il tremolio diventa brivido. E la sensazione è che questo mio mondo ha da essere ricolorato ancora una volta, che davanti a me ho una tela nuovamente bianca.)]}
La radio continua a suonare, e la luce della candela resta viva e intensa. La trottola non si ferma.
Andrò avanti, a testate, come sempre, perché la mia testa è dura.
{aperta graffa


mercoledì 22 giugno 2011

Elementi di gastronomia

Va dato atto alla cinese che vive con me, che ha una particolare abilità nel far esplodere qualsiasi genere alimentare nel microonde. Ieri sera ad esempio, ci deve aver fatto scoppiare del baccalà. Stamani ci ho messo la tazza del latte, e per la prima volta in vita mia ho assaggiato il latte aromatizzato al pesce.


martedì 21 giugno 2011

Tubetti

Ieri sera eravamo a cena fuori in questo posto che si chiama Nando's. Ma il punto non è il Nando's.
Il fatto è che in ogni ristorante che vai ci sono contenitori di ketchup e maionese sparsi ovunque. In tutte le forme e in tutte le taglie. E pure da Nando's. E' tutto uno spremere, un agitare, uno spruzzare, un leccarsi le dita. Come ti giri, vedi gente che stubetta nei piatti.
C'è quindi, che una delle commensali a un certo punto ha tirato fuori un tubetto dalla borsa. Io m'immaginavo lei che ad ogni cena ha bisogno del suo di ketchup, che magari qui in Inghilterra sono così fissati per il ketchup che a loro alla fine piace averne addirittura uno personale. E magari ci sono negozi dove ti vendono ketchup per ogni occasione, e ti danno un porta tubetto in velluto per fare bella figura. Vai a sapere quello che c'è in codesto mondo. Che poi uno esce di casa, prende le chiavi, il telefono e poi torna indietro perchè si è scordato il ketchup. Insomma, penso, stai a vedere che questa davvero si porta il ketchup da casa. 
Allora mi avvicino, le rivolgo la parola e con cortesia le chiedo se era il suo ketchup personale. 
Ebbene no. E io ci sono rimasto male.


mercoledì 8 giugno 2011

Coriandoli #2

... di una scogliera inquadrata in lontananza
... di una porta con scritto Lodge e poi anche di un pozzo
... di un passo di tango argentino e di un'insegna arancione
... di un pallone

... del volere
... del volare
... e del votare, anche. (Anche no, purtroppo)

... di fonemi e di polpette
... di giostre e di lipidi
... di un buon bicchiere di Aglianico
... di alcune parole in inglese che poi comunque leggeresti in francese
... di alcune canzoni in italiano che poi comunque canteresti in inglese


Coriandoli.

martedì 24 maggio 2011

Un martedì frizzante

Che poi ho ravanato la bancadati Coeweb tutto il giorno scaricando dati uno a uno. Voglio dire, per oggi ho fatto anche abbastanza. Ma poi anche ieri ho ravanato il Coeweb. Va bene che sta lì a posta per farsi ravanare, ma non posso passare tutti i santi pomeriggi della mia settimana solo a ravanare nel Coeweb. Cioè, ne va della mia e della sua di reputazione.  Oltre che della mia - e della sua - di vita sociale.
Allora ho deciso di rendere questo martedì, frizzante. Mi fermo al negozio dell'università a comprare un kitkat e un boomerang. Quello che vedete in figura 1. Fiero ed orgoglioso del mio acquisto, sono andato a provarlo subito nel parco del campus. Primo lancio, folata di vento, asfalto. Secondo lancio, non torna indietro. Terzo, e quarto lancio, idem. Va lanciato più forte. Quinto lancio, albero. Poi cade a terra. Il boomerang. Si fa una fatica incredibile con questi boomerang che non tornano indietro. Uno, che non ha mai provato il boomerang che non torna indietro non ci crede che co' sti bbumerang si compiono tanti, ma tanti di quegli sforzi.... E poi per me non è possibile imparare a usare un boomerang che non torna indietro se non hai qualcuno che te lo riporti. Domani, finito di ravanare nel Coeweb, andrò a comprarmi un cane. Così poi, posso usare il boomerang.

Figura 1, boomerang.

giovedì 19 maggio 2011

Il fiume scorre piano come gli pare

Composed Upon Westminster Bridge
 (W. Wordsworth)

Earth has not anything to show more fair:
Dull would he be of soul who could pass by
A sight so touching in its majesty:
This City now doth like a garment wear
The beauty of the morning; silent, bare,
Ships, towers, domes, theatres, and temples lie
Open unto the fields, and to the sky;
All bright and glittering in the smokeless air.
Never did sun more beautifully steep
In his first splendour valley, rock, or hill;
Ne’er saw I, never felt, a calm so deep!
The river glideth at his own sweet will:
Dear God! the very houses seem asleep;
And all that mighty heart is lying still!



L'incanto di una Westminster silenziosa.
Buonanotte

lunedì 16 maggio 2011

Si tratta di scegliere

Però ci sono quei trenta minuti che precedono il pranzo che andrebbero riempiti in qualche modo. Gli inglesi accendono la tivì e si sparano uno dei tanti food programmes, che fanno tendenza in questo periodo. Pensavo l'altro giorno che di cose da dire in effetti ce ne sarebbero sempre. Che se ti metti a pensare bene alle tue giornate, tireresti fuori centinaia di cose da scrivere. Tenere traccia delle cose che mi succedono non mi dispiacerebbe, anche se poi però dovrei passare la vita a scrivere. E a quel punto scriverei di me che scrivo. Voglio dire, smetterei di vivere. Si tratta di una scelta tra vivere o scrivere sul blog. E' difficile.
Impulsivamente opterei per la prima. Ma forse la vita di uno che scrive di sè che scrive nel pre-pranzo, magari non è poi tanto male.

giovedì 5 maggio 2011

L'effetto-dentiera

Credo che solo una mente geniale possa partorire una exams-schedule come quella che ci è capitata. Mi chiedo cosa possa aver pensato quella persona, in quel momento di quel giorno davanti a quel foglio Excel. 
Dalla forma non ben definita. Certamente grassa. Probabilmente vecchia. Una tazza di tè accanto al suo laptop e dei biscotti al burro. La immagino sistemarsi la dentiera con una certa frequenza mentre muove tacca dopo tacca la rotella del mouse verso il fondo per cercare le celle dove copiare, incollare, spostare, riarrangiare le date degli esami. Lentamente aggiusta le date per tutti i corsi di laurea, scrupolosamente, meticolosamente, col suo fare pacioso, giocherellando con la sua dentiera. Di lingua. B2 va mosso accanto a C3 e C5 sotto D8. Si, si. Ancora. Un riquadro attorno a F6. Geniale. Vai con un giro di dentiera. Biologia te la piazzo al 6 maggio e Relazioni internazionali va a fine mese. Acquisisce sicurezza. 7, 16, 23 gli esami per Lettere. Ben distanti. Voilà. La circense. Giostra i corsi di laurea come clavette. Si lecca le labbra. Un tripudio. Altro giro.
E manchiamo noi. Gli economisti agrari. 
Improvvisamente un rumore metallico. Un ferro della dentiera si spacca. Tac. La parte superiore della dentiera scivola fuori dalla bocca e cade sulla sua moquette blu. La immagino che si alza. Che mi inciampa nei fili del laptop e cade. Col laptop dietro. Poi a ruota biscotti al burro e tè. Catastrofe. E' certamente andata così.
Perde il controllo. Ha solo una monofila di denti adesso. Confusa, agitata e innervosita si rimette al lavoro. Ma non c'è tempo (sì, improvvisamente non c'è più tempo), deve correre dal dentista a farsi aggiustare la monofila superiore. Inserisce i nostri esami automaticamente in testa al foglio Excel. Tutti. In blocco. Un maxi copia incolla nelle celle della prima settimana e via. Salva con nome e chiudi sessione.

Ecco spiegato il perchè dei miei quattro esami concentrati tutti in una settimana.  Non c'è altra spiegazione se non l'effetto dentiera.
4 programmi diversi per intero da studiare in tre settimane. E qui si sa. Chiedono il dettaglio. Ed è leggermente un casino.

E da qui riparte la storia dei 30 supereroi. Chi 2, chi 3, chi 4, chi 5 esami. Chi pure chicchirichì. Perchè il pollo non manca mai nei salubri menu inglesi, neanche nel rush finale di maggio. Quello degli esami ufficiali.


Gli esami qui sono presi molto seriamente.
Cellulari, borse, zaini, lontani e spenti. Posti numerati. Nome e cognome non esistono. Sei un codice. Devi controllare su una bacheca posta al di fuori dell'aula dell'esame, il tuo codice e il tuo posto. Si cronometra al secondo. Ti leggono la procedura punto per punto prima di iniziare l'esame. Un answer book a testa, con copertina da compilare coi tuoi dati. Ancora. Inghilterra = Compilazione.
Domande a risposte aperta. Un quaderno di 20 pagine per rispondere. Questa è la carta e questa è la penna. Adesso mettiti a scrivere e nel frattempo io mi appollaio sulla tua testa per controllare che non copi. Ciao, dimenticavo, sono una delle tre guardie. Un cartello all'entrata ti ricorda che se ti beccano con un foglietto non solo ti annullano l'esame ma rischi addirittura l'espulsione dall'Università. Insomma, secondo i soliti canoni inglesi: alla tua azione sconsiderata X, seguirà con una certezza del 100% qualcosa di irreparabile, Y. Se lasci il pc attaccato alla corrente, l'intera Hall andrà certamente in fiamme nel giro di venti secondi. 
Incendi e compilazione. Non credo si ripetano altro in testa.
Se c'è una cosa che l'Università di Reading ti insegna, quella è l'organizzazione. Rispettare le scadenze e lavorare a lungo sotto stress. E' il bombardamento continuo del sistema-imbuto.
Entri nel tunnel, e indietreggi con la faccia rivolta verso il mitra. Iniziano a impallinarti da settembre. 
Se muori perdi. 
E' questione di costanza e resistenza. E devi ottenere anche buoni risultati.
Nelle regole del gioco è ammesso girarsi verso l'altro lato per vedere la fine del tunnel. Ma non più di un attimo. Non c'è tempo per rifiatare. Continui a indietreggiare e attacchi ad assorbire le raffiche del mitra. Che incrementano a tasso crescente. Nel frattempo l'imbuto si restringe e con esso anche i tempi, inizi ad accumulare pallottole. Devi tenere duro, per non cadere pezzo-pezzo. Sembrano non volerti aiutare a posta. Aggiungono, aggiungono, aggiungono... testano la tua resistenza.
Tre esami in tre giorni. Ma anche un assignment da consegnare per il secondo giorno. Ed anche un essay per la fine della settimana. E poi quel famoso corso obbligatorio da seguire tra il secondo e il terzo giorno di esami. 2 ore. Inizia a serpeggiare l'ipotesi del complotto.
La soluzione è procedere a manetta. A dritto. Paraocchi e concentrazione. Anche in questo ultimo periodo. Ti stai scolpendo nel marmo. L'MSc non è un tassello che si aggiunge al tuo curriculum. E' un macigno.
Alcuni compagni li lasci per strada. C'è chi rallenta l'indietreggiamento e si fa impallinare più del dovuto. Tutti portano a casa tutti gli esami ma non tutti superano tutto.


Oggi finalmente siamo usciti definitivamente dall'imbuto. Ed è stato il delirio.
Ho guardato gli altri e ho capito che questo è uno dei giorni più significativi della mia vita.
Buonanotte.


Agriculture Building - Whiteknights Campus, Reading (UK)