La mia ragazza, che peraltro fa tranquillamente a penna i
cruciverba senza schema per solutori più che abili, dicevo, la mia
ragazza ho scoperto che è una podista iPodista.
martedì 21 maggio 2013
mercoledì 23 gennaio 2013
Poésie en langue d'oc
Je te pens.
lo fasc entensamont.
Je te pens
en qest momant.
La moi partens
est imminant
la moi tristes
est devastant.
Ma le pasion che sant
pour la moi prinscipess
me rend contant
com un bimb a Natale.
Schema metrico:
ABAB ABAB ABAC
lo fasc entensamont.
Je te pens
en qest momant.
La moi partens
est imminant
la moi tristes
est devastant.
Ma le pasion che sant
pour la moi prinscipess
me rend contant
com un bimb a Natale.
Schema metrico:
ABAB ABAB ABAC
sabato 24 novembre 2012
Un bacino d'attrazione
C'era una volta un uomo di circa ventotto anni che si aggirava per casa cercando la chiave della porta di casa. Cercava la chiave della porta sul mobiletto, poi il mobiletto nel corridoio, il corridoio in casa e la casa nella via. Qui la storia dell'uomo di circa ventotto anni si bloccava, perchè purtroppo per uscire in strada quest'ultimo aveva bisogno della chiave di casa.
Sto provando a trovare una soluzione ma al momento il ciclo della storia è apparentemente chiuso e purtroppo per noi tutti, ad oggi, tale problema è ancora oggetto di numerosi studi.
(Io ad esempio lo spiegherei con i cicli biperiodali)
(Io ad esempio lo spiegherei con i cicli biperiodali)
domenica 28 ottobre 2012
Lavori il giorno che è notte
Stamattina mi son svegliato che c'era l'ora solare. Che uno quando c'è l'ora solare è contento che la sera prima può far più tardi che tanto si torna indietro nel tempo di un'ora e chi s'è visto s'è visto. Che poi stanotte abbiamo battuto il record di abbassamento delle temperature. Che dalle 2 alle 3 legali si è abbassata la temperatura di tipo 3-4 gradi, e poi dalle 2 alle 3 solari di altri 3-4 gradi. Sei gradi in un'ora è roba.
Insomma pensavo stamani sotto le coperte che sarebbe bello tutti i giorni tornar indietro di un'ora, ecco. Che dal primo di gennaio ogni giorno vai un'ora indietro, che ogni giorno guadagni un'ora e ogni dodici giorni ti si ribalta il giorno con la notte e inizi a diventare svedese. Che tipo passi da uno stato all'altro mentre sei sempre nel tuo aspelund da 209 cm con le doghe in legno. Lavori il giorno che è notte, e tanto è buio e chi se ne frega. E poi la notte, che alla fine è giorno, esci, e vai a mangiarti un piatto di smörgåsbord con i colleghi. Che insomma pronto, dove andiamo stamani? C'è un concerto dei Gatti Mezzi a mezzogiorno. Norrlands Guld a un euro e cinquanta.
martedì 23 ottobre 2012
Inconvenienti del mattino
Stamani mi son svegliato, sono andato in bagno per far le cose del mattino e quindi in cucina per metter a scaldare del latte. Poi sono andato a vestirmi, che mentre il latte è sul fuoco, uno guadagna tempo, ho pensato. Mi son versato il latte nella tazza per farlo freddare e Torno dopo, mi son detto. Poi son tornato nuovamente in cucina, ma non mi ricordavo se avevo messo lo zucchero nel latte oppure no. Ma io son parecchio sveglio, e per questo genere di inconvenienti del mattino ho messo da anni a punto una tecnica infallibile: ne bevo un sorso, così capisco subito.
giovedì 18 ottobre 2012
Il sorpasso
Stasera verso le ventidue e quaranta, un uomo di circa ventotto anni, in una punto grigia, ha sorpassato un secondo uomo di origine ed età imprecisate, piantato al semaforo verde in via dei Rossi a Scandicci, su un'apecar. Qualche istante dopo, l'uomo di circa ventotto anni è salito in casa, ha acceso il suo netbook ed ha scritto questa cosa sul suo blog. L'uomo dalle origini ed età imprecisate, per quanto ne sappiamo, è sempre là.
mercoledì 10 ottobre 2012
La virtù dell'astrazione
Lavoro da anni all’Unesco e presso altri organismi internazionali, nonostante ciò ho saputo conservare un certo senso dell’umorismo e specialmente una notevole capacità d’astrazione, voglio dire che se un tizio non mi piace lo cancello immediatamente, e mentre lui parla e parla io passo a Melville, e intanto quel disgraziato crede che lo stia ascoltando. Così, se mi piace una donna posso astrarle i vestiti non appena entra nel mio campo visivo, e mentre lei mi dice che oggi c’è un tempo infame, io trascorro lunghi minuti ad ammirarle l’ombelico. Qualche volta è quasi malsana questa mia dote.Lunedì scorso furono le orecchie che transitavano nella galleria dell’ingresso. Nel mio ufficio trovai sei orecchie; al buffet, a mezzogiorno, ce ne erano più di cinquecento, simmetricamente poste in duplice fila. Era divertente vedere ogni tanto due orecchie emergere, uscire dai ranghi e allontanarsi. Parevano ali.Martedì scelsi qualcosa che credevo meno frequente: gli orologi da polso. Mi ingannai, perchè all’ora di pranzo ne vidi circa duecento sorvolare le tavole con un movimento di avanti-indietro che ricordava in modo straordinario l’azione di sezionare una bistecca. Mercoledì preferii ( con un certo imbarazzo) qualcosa di più fondamentale, ed elessi i bottoni. Che spettacolo. L’aria della galleria invasa da un banco di pesci dagli occhi opachi che si spostava orizzontalmente mentre ai lati di ciascun piccolo battaglione orizzontale dondolavano pendolarmente due, tre o quattro bottoni. Nell’ascensore la saturazione era indescrivibile: centinaia di bottoni immobili, o che si muovevano appena, in uno stupendo cubo cristallografico. Ricordo in modo particolare una finestra (era pomeriggio) contro il cielo azzurro. Otto bottoni rossi disegnavano una delicata verticale, e di qua e di là si muovevano dolcemente piccoli dischi madreperlacei e pudichi. Quella donna doveva essere bellissima.
Mercoledì era quello delle Ceneri, giorno in cui i processi gastrici mi parvero adeguato corollario alla circostanza, così alle nove e mezzo fui avvilito spettatore dell’arrivo di centinaia di sacche piene di una pappetta grigia, risultato di un miscuglio fatto di cornflakes, caffelatte, e croissants. Al buffet, vidi in che modo un’arancia si suddivideva in minuti spicchi, che a un certo momento perdevano la propria forma e scendevano uno dietro l’altro andando a formare a un determinato livello un deposito bianchiccio. In questo stato l’arancia percorse il corridoio, scese quattro piani, e dopo essere entrata in un ufficio andò ad immobilizzarsi in un punto posto fra le due braccia di una poltrona. Un pò più in là si vedeva in analogo riposo un quarto di litro di tè carico. Quale curiosa parentesi (ho l’abitudine di esercitare la mia facoltà di astrazione arbitrariamente) potevo vedere anche una boccata di fumo intubarsi verticalmente, dividersi in due traslucide vesciche, uscire di nuovo tramite un tubo e dopo una graziosa voluta disperdersi in barocchi risultati. Più tardi (io stavo in un altro ufficio) trovai un pretesto per tornare a far visita all’arancia, al tè e al fumo. Ma il funo era sparito, e invece dell’arancia e del tè c’erano due sgradevoli tubi ricurvi. Persino l’astrazione ha i suoi aspetti penosi; salutai i tubi e tornai nel mio ufficio. La mia segretaria piangeva leggendo la comunicazione del mio licenziamento. Per consolarmi decisi di astrarre le sue lacrime, e per un certo tempo mi deliziai con quelle minuscole fonti cristalline che nascevano nell’aria e si riversavano allagando estratti, carta assorbente e bollettini ufficiali. La vita è piena di bellezze come questa.
Questa è una storiella di Julio Cortàzar, che mi è piaciuta molto.
Vi consiglio anche il libro da cui è tratta, si intitola "Storie di cronopios e di famas" ed è edito da Einaudi.
venerdì 14 settembre 2012
Salernitana
Saranno le Markov Chains, ma stanotte ho sognato che giocavo in attacco per la Salernitana. Tipo che eravamo allo stadio Arechi, che l'ossatura della squadra era praticamente quella del Sant'Angelo e che vincevamo 2 a 1 con un mio goal dalla distanza. Cecchi Paone (?!?!) sugli spalti che esultava e Lucio che faceva l'allenatore e mi sostituiva a metà secondo tempo. Poi Sunglin ha iniziato a russare violentemente e mi sono svegliato. Meglio, prima di sapere come sarebbe andata a finire con Cecchi Paone.
domenica 9 settembre 2012
Bertinoro, State of Taiwan
Arrivo alle sei scarse, in un viaggio solitario come non mi capitava da tempo. Mai come nei viaggi da solo si ha la possibilità di concentrarsi sui colori dell'ambiente circostante, sull'accento delle persone che si incontrano, sui dettagli dei paesaggi. Così viaggio verso il Muraglione per la seconda volta nel giro di quindici giorni, Dicomano, San Godenzo, poi scollino volando a Castrocaro, Forlì e Bertinoro tra le moto che mi sfrecciano ai lati e i panorami mozzafiato del parco del Falterona. Sono a Bertinoro per una summer school, una settimana di corsi intensivi sull'inferenza bayesiana. E' la seconda summer school nel giro di poco e sarà difficile emulare il clima festaiolo, gli sketch e le risate con gli altri phD candidate di quella passata. Questa è roba per nerd, e saremo un terzo delle persone. Aspettative inferiori ma motivazione altissima. A quanto dicono il futuro è in questa roba. Si vedrà!
Entro nella foresteria (un convento adibito ad albergo) per il check in e mi viene assegnata una doppia. Bella stanza e fantastico soprattutto il cesso-bidet. Un capolavoro di design. Una tazza con un bidet incorporato che non ho avuto l'ebbrezza di testare e forse mai testerò. Comunque, se la scorsa volta di sessanta studenti forse 6-7 erano stranieri, a sto giro non ho avuto l'occasione di chiacchierare con neanche un italiano. Un'incredibile invasione di cinesi e taiwanesi. Pure in stanza. Il mio coinquilino infatti è cinese. Si chiama Susy, ma io non gli ho creduto e gli ho chiesto di ripetermi il nome: Sushi. Per il momento lo chiamerò Sushi, ma mi pare improbabile e forse domani gli chiederò nuovamente il nome. Sono andato a cena da solo al Mutuo Soccorso e mi sono fatto un piatto di tortellini al tartufo. Avendo una fame indecente ho totalmente rovesciato il contenuto dell'intera formaggiera nel piatto e ho fatto una specie di zuppa di tartufo e parmigiano. Buonissimo. Poi ho passato tutta la sera con un gruppo di ventunenni taiwanesi che mi hanno integrato con loro. Ho imparato che "uno" si dice "ìììììì", che due si dice "oa" che tre si dice "sun", tipo il sole, e che il quattro e il cinque non me li ricordo. La taiwanese Candy era la logorroica del gruppo ed è stata lei a inserirmici mentre mi affacciavo sul Belvedere di Bertinoro. Per un'ora abbondante sono stato il loro spasso, ridevano per qualsiasi cosa ed ero il figo di turno. Dora invece si era flippata sulle mie scarpe. Era lì che vedeva se c'erano differenze tra le mie e le sue. Ho scoperto anche che ci sono tante incredibili somiglianze tra il Taiwan e Sant'Angelo a Fasanella, la prima cosa che mi chiedevano i taiwanesi era infatti "quando sei arrivato?" ancora prima di chiedermi il nome.
Io invece i nomi li ho chiesti a tutti quanti. Tutti poi, direi molto educatamente si presentavano con il loro nome cinese ed inglese. Mi ricordo di Peter, Chris e Kevin, Candy, Lucy, Dora e... basta. Nel giro di 15 minuti mi sono sposato e divorziato con Candy la logorroica, la quale ha provato anche a chiedermi quanto volessi (in cash) per andare a vivere a Taiwan con lei. Non ho capito bene il nome cinese di Dora, che mi ha farfugliato qualcosa del tipo "rocòss" che è stato storpiato subito in LowCost tra le risate generali e la faccia inviperita della povera Dora che a quanto pare non ha preso bene lo sketch. Comunque nel giro di 3 ore sono diventato l'idolo di un gruppo di taiwanesi, e la cosa non è propriamente da sottovalutare.
Io invece i nomi li ho chiesti a tutti quanti. Tutti poi, direi molto educatamente si presentavano con il loro nome cinese ed inglese. Mi ricordo di Peter, Chris e Kevin, Candy, Lucy, Dora e... basta. Nel giro di 15 minuti mi sono sposato e divorziato con Candy la logorroica, la quale ha provato anche a chiedermi quanto volessi (in cash) per andare a vivere a Taiwan con lei. Non ho capito bene il nome cinese di Dora, che mi ha farfugliato qualcosa del tipo "rocòss" che è stato storpiato subito in LowCost tra le risate generali e la faccia inviperita della povera Dora che a quanto pare non ha preso bene lo sketch. Comunque nel giro di 3 ore sono diventato l'idolo di un gruppo di taiwanesi, e la cosa non è propriamente da sottovalutare.
lunedì 3 settembre 2012
Shirotabi
E' strano poi come mia sorella mentre camminava per i corridoi dei templi shintoisti di Kyoto e si purificava alle fonti di acqua benedetta pensasse in realtà... ai miei piedi. Che mi si è presentata a Firenze con un paio di calzini per infradito, di quelli col pollice separato dal resto delle dita. Che son di quelle cose così geniali, ma così geniali che ti chiedi a cosa stesse pensando il lor creatore nell'atto del partorir codesto divino capolavoro di sartoria. Forse ai templi shintoisti di Kyoto.
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