martedì 17 luglio 2012

Instillavamo dubbi

Gesù Cristo all'età di dieci anni scompariva dalla vista dei genitori per andare al tempio in mezzo a maestri e dottori del popolo a ragionar di legge e filosofia. Tutti si fermavano ad ascoltarlo, tanto era lo stupore nell'osservare la capacità di un bimbo di dieci anni di instillare il dubbio tra i grandi maestri di Gerusalemme e di argomentare  poi le sue tesi citando le parabole dei profeti.
Anche noi, proprio come Gesù Cristo, quand'eravamo piccoli ci divertivamo ad instillare il dubbio alle persone. Lo facevamo con un gioco estremamente intelligente che consisteva nel toccare la spalla di qualcuno che era girato di spalle, e quando questo si girava si trattava di spostarsi rapidamente dalla parte opposta. E quello lì poi non sapeva chi era stato a toccargli la spalla.

mercoledì 11 luglio 2012

Rompere gli equilibri


Provavo gusto coi fricchettoni dell'altra sera, che eran tutti intenti a parlar di cose serie, della cooperazione, di monitoraggi, valutazioni e sostenibilità varie, dicevo, provavo gusto a parlar di cose terra terra, tipo parlar di fregna da spiaggia e mojiti. Poi molti se ne sono andati a dormire.
Provavo gusto poi coi tizi del circolino dell'altra sera, che eran tutt'intenti a parlar di cose frivole, dei tatuaggi tribali, delle briache al Flò, delle serate al Papeete (??), dicevo, provavo gusto a parlar dell'arrivo di Muhammad Yunus a Pistoia. Poi molti se ne sono andati a giocare a ping pong.


martedì 12 giugno 2012

Cose che ti ho promesso mi sarei appuntato e che alla fine mi sono appuntato #1

La calma è la virtù dei forti,

La palma è la virtù dei corti,
La melma è la virtù dei porti.

Adesso che me lo son segnato credo di poter tornare a dormire.



venerdì 8 giugno 2012

Mitopoiesi del giovedì

...il venerdi è un giorno di sole e di studio ma godiamo di più il giovedi nonostante il venerdi si mangino il pesce, le zucchine e soprattutto l'uovo sodo.









...questo post è il frutto di un attacco di genialità delle 11.30 del mattino, ed stato scritto in collaborazione con Grazia, che a breve aprirà  una rubrica su questo blog.


martedì 5 giugno 2012

Che peccato.

Pensavo che dovrei prendere nota di tutte le idee meravigliose che mi vengono in mente la notte quando mi sveglio. 
Ci sono delle idee fantastiche che arrivano quando senti la vescica premere direttamente sul cervello. Il cervello inizia a mettersi in moto e ti fa venire subito in mente delle idee geniali. 
Poi mi sveglio la mattina e non me le segno mai, e tutte le idee partorite la notte prima sono già andate a farsi benedire.
Che peccato.
Ci potrei scrivere un libro.
E invece no.
Che peccato.

lunedì 4 giugno 2012

La luna

Ecco, io spero sempre che non caschi.








mercoledì 9 maggio 2012

37.4

Ieri sera poi son rientrato a casa dal calcetto, ho mangiato e ho acceso il computer perchè non avevo sonno. Mi sono cambiato per andare a dormire e di colpo  così, mi è salita la febbre quasi a 38. Credo nel giro di un minuto. Nella società contemporanea manco la febbre se la prende con calma, mi son detto. Al che ho sollevato le lenzuola e mi son messo a dormire.
Stamattina ho mandato un messaggio presto per avvertire che non sarei andato al lavoro e mi sono rimesso a letto col termometro al mercurio sotto al braccio. Trentasette punto quattro gradi centigradi. Poi mi sono addormentato e ho rimisurato la temperatura verso le otto. Trentasette punto quattro gradi centigradi. Poi l'ho misurata altre due o tre volte nel corso della mattinata, sempre trentasette punto quattro gradi centigradi. Mi son sentito veramente orgoglioso di me stesso. Che uomo in gamba che sei, anche con la febbre riesci a tenere la temperatura costante a trentasette punto quattro gradi centigradi.

lunedì 30 aprile 2012

Aglio, menta e basilico


Le cose belle della vita le ho sempre viste a colori. Io Marsiglia la immaginavo proprio cosi. Ocra e azzurra. Una piazzetta dai colori caldi con degli alberi ed un caffè sotto un cielo azzurro.  Persone sedute ai tavolini di un bar, che al caldo del mezzogiorno leggono il giornale sorseggiando Pastis.
Ed è così. Un intrico di vicoli, illuminati da una luce abbagliante che filtra per le strade del vecchio quartiere Panier. Che è un eterno cero. Un dedalo di viuzze in cui l’ocra nuova delle facciate, all’italiana, cerca di far dimenticare a tutti le radici antiche della città. Un continuo salire, scendere, e poi risalire. Marsiglia è città di vento. Il Mistral, che si infiltra in cima alle stradine e spazza al mare gli odori pungenti dei vicoli.
Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere né da fotografare, tutto da condividere. Tanto per citare Izzo.


lunedì 23 aprile 2012

poverocane


Io arrivo, ci metto poco, entro la porta di casa e c’è il cane che mi guarda. Io non mi fermo, ma penso che il cane magari era li che aspettava che lo salutassi, ci può anche stare, io lo capisco che magari un cane si aspetta che quando uno entra in casa e lo vede che lo guarda, gli prenda l’istinto zoofilo, si fermi e lo accarezzi. I cani, poi c’è a chi piaccion di più e c’è a chi piaccion di meno, è naturale, non è che siam fatti tutti allo stesso modo. Ci son quelli ad esempio a cui piacciono i Pooh, a me non piacciono i Pooh, non si possan nemmeno ascoltare, ma lo capisco che esistano persone a cui piacciono.


Comunque, dicevo, mi son perso, capita, in ogni caso, volevo dirti che saluto con un abbraccio la padrona di casa e il cane in automatico mi molla un morso sul polpaccio. Che se ci pensi è una fortuna. E’ una fortuna che ti venga tatuato d’urgenza un canino sul polpaccio la sera alle otto quando tutti i negozi di tatuaggi son chiusi. Che io un morso sul polpaccio non lo avevo mai ricevuto. Ci ha pensato il cane, poverocane. Che poi peraltro la cosa che mi ha turbato di più era che poi la gente diceva pure poverocane. Che il cane era diventato triste perché mi aveva morso, che era, poverocane, mortificato in un angolo a testa bassa. E allora puccipucci al cane, mentre io mi osservavo l’ovatta col sangue. Che il cane no, ti morde ma solo per istinto. No il cane no, se ti morde è perché è “nanimale” e non lo ha fatto a posta a morderti. Il cane no, cioè, se il cane ti morde non è vero che ti ha morso, te lo sei inventato tu. Che poi, che vuoi che sia, il cane è vaccinato, è pulito, è sterile, ci puoi mangiare sopra… sei stato tu ad aver infettato col tuo polpaccio il cane. Che se gli si caria il dente e ci tocca portarlo dall’odontotecnico è solo colpa tua. E ora ti tieni morso, colpa e gli paghi pure l’otturazione.

giovedì 15 marzo 2012

Il Ti Amo telefonico


...che io poi ce l'ho sempre avuto. Mi ha sempre accompagnato in tutte le mie vicende senza mai abbandonarmi. Che poi se mi succedeva una disgrazia e c'era, come dire, da rimboccarsi le maniche lui subentrava a sistemare tutto, si si, ci entrava di lato, in tackle, e mi rovesciava il pronostico. Ce l'ho sempre avuto lì che mi accompagnava e non mi abbandonava e poi subentrava e mi rovesciava il pronostico. Il sedere dico. Nemmeno stavolta che bombardato dalle disgrazie a grappolo avevo quasi tirato i remi in barca, nemmeno stavolta - dicevo - mi ha lasciato lì, da solo, ad affogare. Che poi si sapeva che io fossi un uomo tutto ripieno di codesta fortuna. Che la gente, poi, sapendolo, si chiedeva forse dove fosse andato a finire, Io stesso mi chiedevo se fosse volato via. Che magari lui, il Sedere, ci aveva dei problemi esistenziali. Di quelle incertezze che ti strozzano e ti lasciano a terra. E si era messo lì (già ce lo vedo) a pensare se (astoggiro) manifestarsi oppure no contorcendosi in pensieri di una lentezza assoluta e pensando che si, beh, forse, poi - E' meglio che stavolta non vada che ci ho da pensare a me -. - Ma poi, no, penserà male di me - (avrà pensato). Che a pensar male si fa peccato ma poi alla fine ci si indovina (avrà poi certamente ribattuto tra se e se, in un rimorso di coscienza) e quindi meglio darsi una mossa e dargli un aiuto:
...ed è così che ricevo questa telefonata da questo angelo di nome Francesca, che dice che non mi conosce ma che ritrova il mio giubbotto e che mi cerca ostinatamente su google e addirittura mi rintraccia. Lei, che mi dice tutto questo, andrebbe gratificata subito con un Ti Amo telefonico, penso. Che una donna che vede il mio giubbotto buttato in un contatore di una via sconosciuta, ci ravani dentro ed abbia la sensibilità di contattarmi, beh Lei un Ti Amo telefonico se lo merita tutto.