mercoledì 6 aprile 2011
venerdì 25 marzo 2011
Onda libera
Perle di sudore.
Pressione.
Rispettare le deadlines.
Geniali intuizioni.
Addormentarsi.
Far sorridere.
Creare tormentoni.
Talent scouting di caricature.
Incollare persone diverse insieme.
I racconti di un ghanese.
Il piacere dei giorni passati a studiare in gruppo.
Ridere.
Integrazione. Etnie diverse. Obiettivi comuni. Picco di amicizia.
Fine del term.
Ennio Morricone.
Senso di libertà.
Buttare una borsa su un prato verde.
Toccare l'erba con la testa. E il cielo con gli occhi.
Colori.
Serate improvvisate. Che diventano pulp.
Fratture nasali.
Greci. Popolo fantastico.
Turchi. Rivelazione.
Lezioni di turco.
Il miglior professore cho ho avuto in vita mia è neozelandese e si chiama Garth.
La persona più intelligente che abbia mai incrociato in vita mia è ghanese e si chiama Christian.
Mitopoiesi di un fiore bianco: parte prima.
Foto di ombre. Foto di gruppo.
Mitopoiesi di un fiore bianco: parte seconda.
Mitopoiesi del tasto "mi piace" di facebook.
Improvvisarsi "miglior cuoco" del Berkshire.
Apprezzare i White Lies in un pomeriggio di sole davanti a un caffè.
Verde.
Beautiful England.
Pressione.
Rispettare le deadlines.
Geniali intuizioni.
Addormentarsi.
Far sorridere.
Creare tormentoni.
Talent scouting di caricature.
Incollare persone diverse insieme.
I racconti di un ghanese.
Il piacere dei giorni passati a studiare in gruppo.
Ridere.
Integrazione. Etnie diverse. Obiettivi comuni. Picco di amicizia.
Fine del term.
Ennio Morricone.
Senso di libertà.
Buttare una borsa su un prato verde.
Toccare l'erba con la testa. E il cielo con gli occhi.
Colori.
Serate improvvisate. Che diventano pulp.
Fratture nasali.
Greci. Popolo fantastico.
Turchi. Rivelazione.
Lezioni di turco.
Il miglior professore cho ho avuto in vita mia è neozelandese e si chiama Garth.
La persona più intelligente che abbia mai incrociato in vita mia è ghanese e si chiama Christian.
Mitopoiesi di un fiore bianco: parte prima.
Foto di ombre. Foto di gruppo.
Mitopoiesi di un fiore bianco: parte seconda.
Mitopoiesi del tasto "mi piace" di facebook.
Improvvisarsi "miglior cuoco" del Berkshire.
Apprezzare i White Lies in un pomeriggio di sole davanti a un caffè.
Verde.
Beautiful England.
***
La mia vita si fa nel narrarla e la mia memoria si fissa con la scrittura.
Ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo..
[Isabel Allende]
Ciò che non riverso in parole sulla carta lo cancella il tempo..
[Isabel Allende]
domenica 6 marzo 2011
G4 - International Summit
Four countries representing four different continents
in the first G4 Econometrics forum in Reading (UK)!!!!!

from the left side:
Seiko - Japan (Asia)
Alessandro - Italy (Europe)
Natasha - Guyana (South America)
Christian - Ghana (Africa)
Pasta al sugo and Japanese food for dinner!
giovedì 24 febbraio 2011
Pollo all'arancia, le nuove avventure.
Si sa. Quando si vive da soli bisogna adattarsi. Ma adattarsi è "dominio" di inventarsi.
Si finisce così per creare, proiettare le invenzioni laddove c'è una lacuna. La cucina è uno dei tanti esempi.
Io sono ormai diventato un esperto del "pollo all'arancia", dei suoi segreti e delle sue travolgenti avventure.
Ricetta facile, rapida e se saputa fare vi farà fare anche bella figura con i vostri coinquilini di turno. :)
Tagliate a pezzetti piccoli i petti di pollo e metteteli a marinare nel succo d'arancia (aggiunto di pepe) precedentemente spremuto, per una mezz'ora abbondante.
Il pollo deve godere, estasiarsi in più arancia possibile.
Sciogliete del burro "quanto basta", (e qui lasciate godere me anzichè il pollo utilizzando (finalmente) il termine "quanto basta", nella padella e aggiungete i pezzi di pollo). Il succo dell'amore non buttatelo.
E' provato scientificamente che un "pollo ben imbevuto" rilasci a sua volta succo d'arancia (Chef Tony, 2001). Eccome se lo rilascia!
Assicuratevi dunque che, nella padella, il pollo cuocia allegramente nel succo da esso stesso rilasciato.
Ne sarà felice, ma non violentatelo con fiamme troppo alte.
Il pollo ha bisogno di tempo, e soprattutto preliminari.
Non appena il succo di arancia si è ritirato quasi completamente, docciate il pollo con l'altro succo d'arancia, quello che vi era avanzato dal precedente bagno. Vi spalancherà un sorriso.
Lasciate cuocere per un po' ed aggiungete il latte. Poco e ben distribuito. 50 mL dovrebbero essere sufficienti. Mi raccomando, pollo a pezzi piccoli.
Poi pepe e soprattutto sale. Salate, salate. Pollo amare sale.
Lasciate cuocere a fuoco lento per una ventina di minuti. Ma tutto dipenderà dal sistema pollo-liquido.
Servite caldo.
Da buon enologo, ci abbinerei un Tocai friulano. Ma non spendeteci troppo euri per il vino.
E' pur sempre del loffio e banale petto di pollo.
Future Perspectives
- aggiungere la farina per aumentare la consistenza del sughetto
References
Tony Chef et al. (2001), The mechanisms of orange juice absorbtion in a chicken environment, The American Journal of Chicken, 6, 223-310
Si finisce così per creare, proiettare le invenzioni laddove c'è una lacuna. La cucina è uno dei tanti esempi.
Io sono ormai diventato un esperto del "pollo all'arancia", dei suoi segreti e delle sue travolgenti avventure.
Ricetta facile, rapida e se saputa fare vi farà fare anche bella figura con i vostri coinquilini di turno. :)
- Petti di pollo, 500 g
- 4-5 arance, pure sei
- Latte, 50 mL
- Burro
- Sale e pepe
Tagliate a pezzetti piccoli i petti di pollo e metteteli a marinare nel succo d'arancia (aggiunto di pepe) precedentemente spremuto, per una mezz'ora abbondante.
Il pollo deve godere, estasiarsi in più arancia possibile.
Sciogliete del burro "quanto basta", (e qui lasciate godere me anzichè il pollo utilizzando (finalmente) il termine "quanto basta", nella padella e aggiungete i pezzi di pollo). Il succo dell'amore non buttatelo.
E' provato scientificamente che un "pollo ben imbevuto" rilasci a sua volta succo d'arancia (Chef Tony, 2001). Eccome se lo rilascia!
Assicuratevi dunque che, nella padella, il pollo cuocia allegramente nel succo da esso stesso rilasciato.
Ne sarà felice, ma non violentatelo con fiamme troppo alte.
Il pollo ha bisogno di tempo, e soprattutto preliminari.
Non appena il succo di arancia si è ritirato quasi completamente, docciate il pollo con l'altro succo d'arancia, quello che vi era avanzato dal precedente bagno. Vi spalancherà un sorriso.
Lasciate cuocere per un po' ed aggiungete il latte. Poco e ben distribuito. 50 mL dovrebbero essere sufficienti. Mi raccomando, pollo a pezzi piccoli.
Poi pepe e soprattutto sale. Salate, salate. Pollo amare sale.
Lasciate cuocere a fuoco lento per una ventina di minuti. Ma tutto dipenderà dal sistema pollo-liquido.
Servite caldo.
Da buon enologo, ci abbinerei un Tocai friulano. Ma non spendeteci troppo euri per il vino.
E' pur sempre del loffio e banale petto di pollo.
Future Perspectives
- aggiungere la farina per aumentare la consistenza del sughetto
References
Tony Chef et al. (2001), The mechanisms of orange juice absorbtion in a chicken environment, The American Journal of Chicken, 6, 223-310
lunedì 21 febbraio 2011
Meridiano zero, isola dei cani, All star. E finire a Torre Annunziata.
Il Tamigi, come un filo, taglia Londra in due. Crea un'ansa, poi un'altra ancora ed inizia a ingrossarsi. A sud della seconda ansa, una strana forma circolare si incastra a mò di enzima-substrato. Ti colpisce subito dalla cartina.
Infilataci con sapienza dal maestro Rogers (che ci progetta il centro a Scandicci) e teatro di grandi concerti ed eventi sportivi, l' "O2 arena" è l'inizio del mio sabato mattina.
Complice il venerdì notte che ha mietuto ancora una volta vittime... si riparte con le solite 5 ore scarse di sonno, ma stavolta armati di guida Lonely Planet English version (2.70 £ su amazon - tiamoamazon) alla scoperta di Londra. A Reading ci sono affezionato, ma è Londra che mi sta facendo innamorare, che necessita delle mie coccole in questo sabato mattina. Paolo (il fratello maggiore acquisito) stavolta mi raggiungerà in giornata.
Cielo grigio, ergo, linea della metro grigia. Non fa una piega. Un esempio di logica. Grandioso.
Carico la Oyster e mi accomodo sulla Jubilee Line. Oggi ho deciso, mi vado a sedere sul meridiano zero. Appoggio comodamente la schiena al seggiolino, sfoglio la mia guida ed alzo gli occhi ad ogni stop per guardare incuriosito forme e motivi che dipingono le fermate metro. Tutti clamorosamente diversi. Adorerò presto i pixel della fermata Tottenham Court Road... Parlano. Londra è così. Interagisce con te.
| Il Meridiano 0° 00,00' |
| Il primo negozio del mondo! :) |
Stop a North Greenwich (da pronunciarsi "grenić" e non "grinuić") dunque. Piove e c'è foschia, l'O2 (The Millennium Dome), che ha ospitato Michael Jackson, Bon Jovi, Led Zeppelin si staglia dietro di me. 50 metri di altezza, 1 chilometro di circonferenza. Un autentico capannone da circo. Maestoso, Imponente. Sembra galleggiare. Sembra essere un'isola. Alla fermata C passano i bus che ti portano verso il Greenwich Park ed approfitto subito del 188, piove e non posso camminare molto, poi è un ottima occasione per guardarsi l'area comodamente seduti. Siamo nel South east London e il London Borough of Greenwich (Patrimonio dell'umanità) è totalmente atipico rispetto a ciò che ho visto finora. Prettamente residenziale, ha le caratteristiche di un villaggio e girando per le strade si può respirare il forte legame di questa città con il mare. Edifici bianchi, parchi alberati e svariati negozietti che vendono orologi, sestanti ed oggettistica marina (carino il Nauticalia, " The first shop in the world, 0° 00.04'W "). Modelli di navi ovunque. Al centro dell'area il Greenwich park. La foschia purtroppo non rende il giusto merito al panorama, che in una bella giornata di sole avrebbe certamente reso di più. Mi dirigo sull'ermo colle al centro del parco, che ospita il Royal Observatory e la linea del meridiano zero.
GMT 01.32 pm, in Italia un'ora in più. Approfitto per sistemare finalmente l'ora sul mio orologio da polso. Mi metto a cavallo del meridiano 0. Caspita sono tra i due emisferi!! Un po' come essere tra Springfield e Shelbyville insomma. Da qui si vede tutta l'area. Il panorama è fantastico nonostante la nebbia e le brutte facce di una famiglia di pisani, che purtroppo ho trovato sul mio cammino. Scivolo verso la Queen's House, il National Maritime Museum ed il Royal Naval College. Che visito rapidamente. In foto alcuni dettagli del National Maritime Museum, e la Tulip Staircase della Queen's house.
Non riesco a vedere il Cutty Sark, il clipper in esposizione da non so quanti anni. E' stato incendiato da qualche burlone nel 2007, e sia tutt'ora in fase di restauro. Mi dirigo verso il molo per respirare un po' di aria di Tamigi. Riesco a vedere l'O2 da qui, nonostante la nebbia. Una signora con un cane minuscolo mi passa a fianco e due turisti mi chiedono se ho idea di dove sia il tunnel sotterraneo che ti permette di attraversare il tamigi ed andare dall'altra parte. "E' chiuso cicci!". Ero dell'idea di farmelo a piedi e raggiungere Millwall, ma per tutto il 2011 non sarà accessibile. Ottima scusa per prendere la DLR, tornare indietro e raggiungere Paolo che mi aspetta a... Camden Town! Dalla semiruralità e tranquillità di Greenwich al marasma del Camden Market.
| Veduta (nebbiosa) della Queen's house e dell'Old Royal Naval college |
| Entrata della Queen's House |
| La Tulip Staircase della Queen's house |
| Il National Maritime Museum |
| O2 arena e Isle of Dogs (da google.com) |
London overground. Mi siedo sulla DLR, la linea metro che taglia il Tamigi e accarezza i grattacieli del Canary Wharf, il centro direzionale di Londra che ospita le sedi delle grandi banche e della London Press (HSBC, Barclays, The Telegraph, The Independent,...). E' come una giostra. Guardo dall'alto i docks, vasconi d'acqua squadrati dalle costruzioni attorno, che perimetrano questo lembo di terra dandogli la pseudo forma di un'isola. Sto volando sull'Isle of Dogs (l'isola dei cani... mang' lì can!). Sospeso in aria, la mia immagine riflessa nel vetro della metro, il blu dei vetri attorno a me, sembra di essere in una scena di un film (aggiungo una foto aerea presa da google). Scendo nel mezzo del Canary Wharf, tra i grattacieli, per cambiare linea ed andare dall'altra parte di Londra. "O' come son basso"!!! 180 centimetri contro decine e decine di metri d'altezza! Geniale la tube station!!! Sembra una cattedrale sotterranea. Ed è proprio in mezzo all'agglomerato!
| Stazione della Metro di Canary Wharf |
Rimaniamo colpiti dall'altissimo numero di asiatici che hanno acquisito negozi e bancarelle, la nuvola cinese ha assorbito qualsiasi cosa! Ogni tre secondi provano a placcarti per un assaggino. Ma l'odore di spezie ed incensi rende stucchevole qualsiasi cosa. Ad eccezione delle ciambelle.
Giriamo ancora un po' e decidiamo di raggiungere Ealing Broadway. Per la pizza napoletana. Ottima e a prezzi accettabili. Una pizza (davvero come si deve!!), birra e acqua a 10 £. Un posto Fantastico, come piacciono a me: piccolo, atmosfera familiare, pochi fronzoli e ottima cucina. Il pizzaiolo di Torre Annunziata è stato travolgente!!
Sabato sera piacevolissimo. A soli venti minuti dalla tranquilla Reading.
Ed è tutto molto bello! :)
La mattina dopo partiremo per Windsor.
The post is coming soon.... (hopefully!!!)
****
(Un pensiero alle vittime dei bombardamenti in Libia)
****
(Un pensiero alle vittime dei bombardamenti in Libia)
Tags:
camden lock,
camden town,
canary wharf,
dlr,
jubilee line,
london,
londra,
tamigi,
thames
martedì 8 febbraio 2011
Coriandoli
...dell'essere, dell'apparire, del sublimare.
...delle sfaccettature, ma anche dei punti.
...di sporgersi, per più di un attimo.
...di una gentile presenza turca.
...di condividere un buon bicchiere di rosato.
...di scrivere un essay.
...di un piacevole martedì sera.
...del dinamismo.
...di una guida Lonelyplanet fresca di pacco.
...dell'intensità.
Coriandoli.
...delle sfaccettature, ma anche dei punti.
...di sporgersi, per più di un attimo.
...di una gentile presenza turca.
...di condividere un buon bicchiere di rosato.
...di scrivere un essay.
...di un piacevole martedì sera.
...del dinamismo.
...di una guida Lonelyplanet fresca di pacco.
...dell'intensità.
Coriandoli.
martedì 1 febbraio 2011
London calling #1
Non c'è niente di meglio che spezzare i frenetici ritmi universitari con una domenica a Londra. Ho sempre avuto la percezione che per staccare la spina bisogna proprio abbandonare fisicamente il luogo del delitto, congelarsi e congedarsi per un po'. Lasciare Reading per un giorno quindi. Per un refresh alle sinapsi. Niente cartina con me (è a Firenze dimenticata sulla scrivania), prendo la borsetta marrone da punkabbestia (reduce dell'ultima estate), quel che resta del cioccolato bianco organic, una bottiglietta d'acqua e mi avvio alla stazione. I fumi dell'alcol del sabato notte sembrano percorrere il mio cervello side-by-side e la musica del 3-sixty continua ancora a scalciare nella mia testa. Gli ultimi reduci della folle nottata hanno gettato la spugna e hanno preferito il letto e le calde coperte alla mozione Londra. Cinque ore scarse di sonno, sveglia alle nove e alla stazione alle 10.15, credono che sia un folle.. Energia, buona volontà, e ritmi blandi (in fondo è domenica), come nel mio stile. Per guadagnare minuti faccio appello al mio proverbiale culo. Ho la fortuna di beccare l'autobus (passano ogni mezz'ora) e il treno senza aspettare un minuto. Praticamente subito (tutto questo senza sapere un orario). Tutto al volo e alle 11 sono giò sulla Bakerloo line. Fermata Embankment. Metà linee sono chiuse per manutenzione, bisogna arrangiarci. La giornata è pianificata in order to fulfill my artistic needs and wants, e la Tate gallery è quello che fa al caso mio.
Lascio la coppia, felice ormai di avere un nipote italiano, e giungo alla Tate masticando uno stucchevole sandwich al pollo in salsa d'avocado (i troiai di quei geni del Prèt a Manger). Ex centrale elettrica del Bankside. 7 piani. Dribblo Orozco e la pittura social realista. E mi dirigo verso Surrealismo e tecniche associate al livello 3: Poetry and dream/Material gestures è il tema della sala. Postpongo Cubismo, futurismo e vorticismo, che sono al livello cinque: States of flux/Energy and process. Ogni opera richiederebbe 5 minuti di riflessione. Comprese le "Forme uniche della continuità nello spazio" di Boccioni, che ormai mi perseguitano ovunque. Anche l'odio per la pittura di Matisse riprende corpo e torna a galla. Ogni volta dimentico quanto mi urtino i suoi quadri. Mi rifaccio gli occhi con Monet. E procedo dritto verso la stanza dedicata ad un video VM 18. Self representation dell'artista con la compagna. Brividi. Preferisco auto esaltarmi con le mucche di Andy Warhol in una stanza giallissima. Ma orgasmo ed occhi ridenti arrivano nella stanza dedicata alla street art "Red star over Russia". Come entri, il tuo raggio visivo è completamente occupato dai poster di propaganda bolscevica che coloravano Mosca durante la rivoluzione d'ottobre! Pare la stanza dell'ANPI, ma senza ì Bassi. "Ten days that Shook the world", scrisse Reed. Gran figata.
Con la scoperta dell'esistenza della corrente dell'Arte povera (validissima, tra l'altro) termino le mie 3 ore bulimia artistica.
Avanti con l'esplorazione ed eccomi sospeso sul Tamigi con i piedi ben saldi sul Millennium Bridge. Dal Bankside alla City su questo capolavoro in acciaio. Vedo la cupola barocca di Saint Paul's Cathedral in lontananza ed alle mie spalle il Tate. Cammino sul ponte mentre il vento mi smuove la cespa (che si sta riformando).
Tra skater-boys, obrobri grammaticali degli inglesi che mi cadono proprio sulle focaccIe, e buffe anziane signore con dei cappelli-alveare che in tutta onestà "'e un si possan vedè" (vedi foto) raggiungo finalmente la cattedrale di San Pollo. Grasse risate.
(Ci entreremo nelle prossime visite londinesi)
A sud l'Admiralty arch. Per imboccare The Mall, il viale delle parate che porta a Buckingham palace e che costeggia St. James Park.
Battesimo dei parchi londinesi. Scoiattoli che scroccano cibo e che non si lasciano bullizzare dal sottoscritto (tutti uguali sti scoiattoli), anatre, cigni e seagulls colonizzano il verde del parco. Il primo pensiero? "Bada spettacolo!". Io credo sia uno dei parchi più belli che abbia mai visto nel mio primo quarto di secolo. Dopo l'Acciaiolo, intendo. Vivessi a Londra ci andrei tutti i giorni a correre. Siamo nella city di Westminster e St James's Park è uno dei parchi reali. Il lago in foto è situato nel mezzo del parco, ha due isole, la Duck Island (riserva di anatre) e la West Island. Una meraviglia.
In fondo al parco, Buckingham Palace, la residenza reale. Finalmente (tra l'altro è incredibile come sia riuscito a girare Londra senza cartina e senza perdermi). Il cambio della guardia era alle 11.30. Me lo sono perso. Amen.
Le due guardie di sorveglianza si muovono come soldatini mandati a corda! Resto basito. Gironzolo un po' in zona e socializzo con un gruppo di ragazzi spagnoli, con i quali mi reincammino verso il Big Ben.'O come ll'è bello il Big Ben con la luce dì sole!! Penso a quanto meraviglioso sia il posto in cui sto vivendo. Forse ancora non realizzo. Ma è sempre così. Si realizza sempre in post. Quando si rielaborano le immagini nella nostra mente.
Ancora qualche centinaio di metri e ritorno all'Embankment per prendere la marrone. Saluto gli amici ispanici e scatto un po' di foto, prima di avviarmi verso Paddington.
Il cielo è viola al tramonto. E Londra è davvero un sogno. Per fortuna a portata di mano. :)
Buonanotte.
Tags:
bakerloo,
buckingham palace,
embankment,
inghilterra,
london,
orozco,
Reading,
tate,
the mall,
warhol
venerdì 28 gennaio 2011
Sarà un supermercato o un neozelandese...
Sarà il 2011, saranno i buoni propositi per l'anno nuovo, sarà che stai trascorrendo un pezzo della tua vita in Inghilterra, sarà che i rapporti con le persone che ho incontrato qui con il tempo iniziano a prendere corpo e a diventare vere proprie amicizie. Sarà che si respira un'aria diversa nel gennaio Readinghese. Sarà icchè tu vvoi, ma questo pomeriggio "c'ho voglia di scrive dù righe"!
Non lo so icchè sto dicendo, ma ho appena finito un esame e consegnato un essay!
Sono stato al supermercato per prendere un po' di verdura, altrimenti qui l'intestino si intasa. E ho il bagno in camera (buttiamoci un po' di trash, che schifo).
Insomma, se c’è una cosa che mi rende particolarmente handicappato è aprire i sacchetti quelli sottilissimi che servon per prender la verdura. Strofinavo tra le dita, soffiavo, provavo ad allargare le due estremità prendendole con le unghie. Niente. 20 secondi di imprecazioni in toscano per attirare l'attenzione di un vecchio inglese piantatosi tra gli scaffali del Sainsbury's a assistere allo spettacolo. Una commessa si è avvicinata per chiedermi se avessi bisogno di una mano. Non ce n'è bisogno signorina dico soddisfatto, e magicamente la busta si apre. Uno di quei colpi di culo che ti risparmia una figura di merda. E' stato bellissimo. Ho guardato soddisfatto la commessa che mi ha spalancato un sorriso.
Insomma dopo questo esame sono più disteso ed attendo il weekend con trepidazione. Molto probabilmente domenica ci scapperà una giratina a Londra. Bisogna approfittare del meteo favorevole.
Poi si riprende con i corsi e con le lezioni di quel soggetto di Garth.
Statistico neozelandese. A surfing-bayesian man. G. potrebbe benissimo venire in classe al mattino con una camicia hawaiana e un paio di sandali, non cambierebbe granchè in fondo. Un uomo di grandi dimensioni, dal capello castano stopposo e col pizzetto in lana. Camicia larga, sbottonata, pantalone largo, sbottonato e un paio di occhiali che si sistema col dito medio. Ogni suo movimento smuove la mia curiosità. Si è presentato e ci ha suggerito di spegnere i cellulari e... non fare sesso in aula. Pare sia successo durante una sua lezione in California. A metà strada fra John Goodman e Peter Griffin, un uomo che si sofferma a raccontarci aneddoti sulle capre, che ci spiega le curve d'indifferenza con foto di terrazzamenti e con un accento neozelandese esilarante. Grande, grosso e molto femminile. Condisce le lezioni di risatine sarcastiche che strozza a metà. Di quelle fatte a posta per essere continuate dal pubblico. In genere funzionano per quelli che come me non chiappano le sue battute. Esempi rigorosamente al femminile, sfondi delle slides rosa, e punti sulle rette che paiono frisbee. Dei patacconi allucinanti.
E' un genio.
Ore 19.15:
Doccia, barba, cena e movida readinghese!
Non lo so icchè sto dicendo, ma ho appena finito un esame e consegnato un essay!
Sono stato al supermercato per prendere un po' di verdura, altrimenti qui l'intestino si intasa. E ho il bagno in camera (buttiamoci un po' di trash, che schifo).
Insomma, se c’è una cosa che mi rende particolarmente handicappato è aprire i sacchetti quelli sottilissimi che servon per prender la verdura. Strofinavo tra le dita, soffiavo, provavo ad allargare le due estremità prendendole con le unghie. Niente. 20 secondi di imprecazioni in toscano per attirare l'attenzione di un vecchio inglese piantatosi tra gli scaffali del Sainsbury's a assistere allo spettacolo. Una commessa si è avvicinata per chiedermi se avessi bisogno di una mano. Non ce n'è bisogno signorina dico soddisfatto, e magicamente la busta si apre. Uno di quei colpi di culo che ti risparmia una figura di merda. E' stato bellissimo. Ho guardato soddisfatto la commessa che mi ha spalancato un sorriso.
Insomma dopo questo esame sono più disteso ed attendo il weekend con trepidazione. Molto probabilmente domenica ci scapperà una giratina a Londra. Bisogna approfittare del meteo favorevole.
Poi si riprende con i corsi e con le lezioni di quel soggetto di Garth.
Statistico neozelandese. A surfing-bayesian man. G. potrebbe benissimo venire in classe al mattino con una camicia hawaiana e un paio di sandali, non cambierebbe granchè in fondo. Un uomo di grandi dimensioni, dal capello castano stopposo e col pizzetto in lana. Camicia larga, sbottonata, pantalone largo, sbottonato e un paio di occhiali che si sistema col dito medio. Ogni suo movimento smuove la mia curiosità. Si è presentato e ci ha suggerito di spegnere i cellulari e... non fare sesso in aula. Pare sia successo durante una sua lezione in California. A metà strada fra John Goodman e Peter Griffin, un uomo che si sofferma a raccontarci aneddoti sulle capre, che ci spiega le curve d'indifferenza con foto di terrazzamenti e con un accento neozelandese esilarante. Grande, grosso e molto femminile. Condisce le lezioni di risatine sarcastiche che strozza a metà. Di quelle fatte a posta per essere continuate dal pubblico. In genere funzionano per quelli che come me non chiappano le sue battute. Esempi rigorosamente al femminile, sfondi delle slides rosa, e punti sulle rette che paiono frisbee. Dei patacconi allucinanti.
E' un genio.
Ore 19.15:
Doccia, barba, cena e movida readinghese!
mercoledì 26 gennaio 2011
amano aggiungerlo al latte
C'è un profumo diverso in cucina. Caffè espresso. Da una Bialetti portata su da Sant'Angelo a Fasanella. Ho portato Sant'Angelo a Reading. Mi vien da ridere se penso alla cristalliera della cucina di Sant'Angelo e al cupboard readinghese. Lo stesso oggetto appoggiato in due luoghi diversi a migliaia di chilometri di distanza. Curioso.
Cerco con gli occhi la busta del caffè ogni mattina quando apro la dispensa. E' accuratamente riposta sulla destra, vicino al miele e al pacco dello zucchero. Ma niente storie, devo farlo da me, con le mie mani. Deve avere il sapore che gli dò io. Io conosco le quantità. A volte faccio un po' di schiumetta con lo zucchero e le prime gocce di caffè che escono. Macchinetta per due ovviamente e ne lascio sempre un po' anche per Shubdha e Xinzhu che se ne sono presto innamorate e amano aggiungerlo al latte. Ancora non sono pronte a prenderlo amaro come faccio io. - "Alessandro!? How can u drink it like this!! It's too strong, actually! - they say".
Devo dedicargli un po' del mio tempo... cinque, sei, sette minuti... lo sorseggio alla finestra mentre intanto osservo il comportamento curioso degli scoiattoli che salgono e scendono dagli alberi della foresta di fronte. Vorrei bullizzarli rompendogli un po' le scatole, tirargli qualcosa, ma la finestra fa 45° e poi si blocca.
Il silenzio intorno, l'aria del mattino e il profumo di caffè danno un colore diverso a questa cucina, facciamo sempre un casino qui, avere un ritaglio di silenzio fa quasi effetto.
Finalmente sveglio. 8.30. Fine della colazione. Ci si incammina verso il campus.
αντίο!
Cerco con gli occhi la busta del caffè ogni mattina quando apro la dispensa. E' accuratamente riposta sulla destra, vicino al miele e al pacco dello zucchero. Ma niente storie, devo farlo da me, con le mie mani. Deve avere il sapore che gli dò io. Io conosco le quantità. A volte faccio un po' di schiumetta con lo zucchero e le prime gocce di caffè che escono. Macchinetta per due ovviamente e ne lascio sempre un po' anche per Shubdha e Xinzhu che se ne sono presto innamorate e amano aggiungerlo al latte. Ancora non sono pronte a prenderlo amaro come faccio io. - "Alessandro!? How can u drink it like this!! It's too strong, actually! - they say".
Devo dedicargli un po' del mio tempo... cinque, sei, sette minuti... lo sorseggio alla finestra mentre intanto osservo il comportamento curioso degli scoiattoli che salgono e scendono dagli alberi della foresta di fronte. Vorrei bullizzarli rompendogli un po' le scatole, tirargli qualcosa, ma la finestra fa 45° e poi si blocca.
Il silenzio intorno, l'aria del mattino e il profumo di caffè danno un colore diverso a questa cucina, facciamo sempre un casino qui, avere un ritaglio di silenzio fa quasi effetto.
Finalmente sveglio. 8.30. Fine della colazione. Ci si incammina verso il campus.
αντίο!
Iscriviti a:
Post (Atom)
