Visualizzazione post con etichetta inghilterra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta inghilterra. Mostra tutti i post

martedì 1 febbraio 2011

London calling #1

Non c'è niente di meglio che spezzare i frenetici ritmi universitari con una domenica a Londra. Ho sempre avuto la percezione che per staccare la spina bisogna proprio abbandonare fisicamente il luogo del delitto,  congelarsi e congedarsi per un po'. Lasciare Reading per un giorno quindi. Per un refresh alle sinapsi. Niente cartina con me (è a Firenze dimenticata sulla scrivania), prendo la borsetta marrone da punkabbestia (reduce dell'ultima estate), quel che resta del cioccolato bianco organic, una bottiglietta d'acqua e mi avvio alla stazione. I fumi dell'alcol del sabato notte sembrano percorrere il mio cervello side-by-side e la musica del 3-sixty continua ancora a scalciare nella mia testa. Gli ultimi reduci della folle nottata hanno gettato la spugna e hanno preferito il letto e le calde coperte alla mozione Londra. Cinque ore scarse di sonno, sveglia alle nove e alla stazione alle 10.15, credono che sia un folle.. Energia, buona volontà, e ritmi blandi (in fondo è domenica), come nel mio stile. Per guadagnare minuti faccio appello al mio proverbiale culo. Ho la fortuna di beccare l'autobus (passano ogni mezz'ora) e il treno senza aspettare un minuto. Praticamente subito (tutto questo senza sapere un orario). Tutto al volo e alle 11 sono giò sulla Bakerloo line. Fermata Embankment. Metà linee sono chiuse per manutenzione, bisogna arrangiarci. La giornata è pianificata in order to fulfill my artistic needs and wants, e la Tate gallery è quello che fa al caso mio.
Il cielo si sta schiarendo e un tiepido sole esce ad illuminare il London eye. A piedi fino al Bankside lungo il Tamigi. Non c'è traffico e le strade sono piene di gente, come al solito. Durante il tragitto incoccio in una curiosa coppia di signori. Marito e moglie. Scesi da York per vedere il musical di A. L. Webber, "Love never dies", all'Adelphi. Sono italiano e cucino la pasta, si interessano subito a me. Mi tempestano di domande fino ad intavolare una piacevole e interessante chiacchierata dal tema "ma quant'è bell 'o Yorkshire". La moglie si esalta nell'esaltazione della sua contea, descrivendone i pregi e le qualità, atteggiandosi fiera ed aggiustandosi di tanto in tanto la pelliccia leopardata. Il marito resta indietro nel discorso e capisce mezze cose (grazie all'amplifon). Una di quelle mogli intraprendenti che fa per due insomma. In tutto questo ancora non ho capito quali siano i criteri che portano le over 60 ad innamorarsi di me. La signora mi riempie di complimenti fin da subito senza nemmeno conoscermi, e nel giro di cinque minuti guadagno un soggiorno nel fantastico Yorkshire. Un couch-surfing fatto a mano, diciamo.

Lascio la coppia, felice ormai di avere un nipote italiano, e giungo alla Tate masticando uno stucchevole sandwich al pollo in salsa d'avocado (i troiai di quei geni del Prèt a Manger). Ex centrale elettrica del Bankside. 7 piani. Dribblo Orozco e la pittura social realista. E mi dirigo verso Surrealismo e tecniche associate al livello 3: Poetry and dream/Material gestures è il tema della sala. Postpongo Cubismo, futurismo e vorticismo, che sono al livello cinque: States of flux/Energy and process. Ogni opera richiederebbe 5 minuti di riflessione. Comprese le "Forme uniche della continuità nello spazio" di Boccioni, che ormai mi perseguitano ovunque. Anche l'odio per la pittura di Matisse riprende corpo e torna a galla. Ogni volta dimentico quanto mi urtino i suoi quadri. Mi rifaccio gli occhi con Monet. E procedo dritto verso la stanza dedicata ad un video VM 18. Self representation dell'artista con la compagna. Brividi. Preferisco auto esaltarmi con le mucche di Andy Warhol  in una stanza giallissima. Ma orgasmo ed occhi ridenti arrivano nella stanza dedicata alla street art "Red star over Russia". Come entri, il tuo raggio visivo è completamente occupato dai poster di propaganda bolscevica che coloravano Mosca durante la rivoluzione d'ottobre! Pare la stanza dell'ANPI, ma senza ì Bassi. "Ten days that Shook the world", scrisse Reed. Gran figata.
Con la scoperta dell'esistenza della corrente dell'Arte povera (validissima, tra l'altro)  termino le mie 3 ore bulimia artistica. 



La mia giornata potrebbe finire qui, ma è ancora presto e non ho nessuna intenzione di fermarmi! Soprattutto adesso che le nuvole stanno scomparendo. Londra è energia e regala energia, la gireresti all'infinito.Vuoi conoscerla sempre di più, te ne innamori camminandoci. Ne sei attratto ogni volta di più, è magnetica. Fosse una donna sarebbe la mia donna ideale.
Avanti con l'esplorazione ed eccomi sospeso sul Tamigi con i piedi ben saldi sul Millennium Bridge. Dal Bankside alla City su questo capolavoro in acciaio. Vedo la cupola barocca di Saint Paul's Cathedral in lontananza ed alle mie spalle il Tate. Cammino sul ponte mentre il vento mi smuove la cespa (che si sta riformando).
Tra skater-boys, obrobri grammaticali degli inglesi che mi cadono proprio sulle focaccIe, e buffe anziane signore con dei cappelli-alveare che in tutta onestà "'e un si possan vedè" (vedi foto) raggiungo finalmente la cattedrale di San Pollo. Grasse risate.
(Ci entreremo nelle prossime visite londinesi)


Son le 16.00.Mi dirigo verso Buckingham Palace. Di strada la Royal courts of Justice e Trafalgar square, che a vederla senza neve mi fa quasi effetto. Il cielo ormai è quasi totalmente limpido, sono in mezzo alla piazza e i raggi del sole creano uno strano effetto sull'acqua delle fontane quando questa si sovrappone alle colonne della National Gallery. Il leone mi guarda mentre osservo la colonna di Nelson. 
A sud l'Admiralty arch. Per imboccare The Mall, il viale delle parate che porta a Buckingham palace e che costeggia St. James Park. 
Battesimo dei parchi londinesi. Scoiattoli che scroccano cibo e che non si lasciano bullizzare dal sottoscritto (tutti uguali sti scoiattoli), anatre, cigni e seagulls colonizzano il verde del parco. Il primo pensiero? "Bada spettacolo!". Io credo sia uno dei parchi più belli che abbia mai visto nel mio primo quarto di secolo. Dopo l'Acciaiolo, intendo. Vivessi a Londra ci andrei tutti i giorni a correre. Siamo nella city di Westminster e St James's Park è uno dei parchi reali. Il lago in foto è situato nel mezzo del parco, ha due isole, la Duck Island (riserva di anatre) e la West Island. Una meraviglia. 
In fondo al parco, Buckingham Palace, la residenza reale. Finalmente (tra l'altro è incredibile come sia riuscito a girare Londra senza cartina e senza perdermi). Il cambio della guardia era alle 11.30. Me lo sono perso. Amen. 
Le due guardie di sorveglianza si muovono come soldatini mandati a corda! Resto basito. Gironzolo un po' in zona e socializzo con un gruppo di ragazzi spagnoli, con i quali mi reincammino verso il Big Ben.



'O come ll'è bello il Big Ben con la luce dì sole!! Penso a quanto meraviglioso sia il posto in cui sto vivendo. Forse ancora non realizzo. Ma è sempre così. Si realizza sempre in post. Quando si rielaborano le immagini nella nostra mente.
Ancora qualche centinaio di metri e ritorno all'Embankment per prendere la marrone. Saluto gli amici ispanici e scatto un po' di foto, prima di avviarmi verso Paddington.
Il cielo è viola al tramonto. E Londra è davvero un sogno. Per fortuna a portata di mano. :)







Buonanotte.



mercoledì 27 ottobre 2010

Iniziano le danze...

Non c'è proprio niente da piangere! Anzi. L'Inghilterra è uno spettacolo e questa esperienza si sta rivelando ogni giorno più azzeccata, certamente la più bella da venticinque anni a questa parte.
Eccomi qua, emigrato a Reading in Iuchei mosso dall'irrefrenabile bisogno di migliorare la mia posizione, acquisire maggiori competenze tecniche e linguistiche. Proiettarmi in una una nuova dimensione, scollarmi da Firenze, era in lista. Una delle priorità che mi ero promesso, e che per motivi più che validi ho shiftato di qualche anno. Ma come dice una mia cara amica psicologa, 25 anni è l'età perfetta per scollarsi dal nido.


Partito da solo, all'avventura, senza nessun aggancio nè punto di riferimento mi ritrovo  del tutto inaspettatamente a soffrire solo le fini ed insistenti piogge e l'assenza del buon vecchio Chianti-Colli Fiorentini, quello del contadino che tanto "fittava" bene a pranzo! Traumi superabili.
Anyway, non c'è vino? Si va di birra. Ale a gogò. Ed Ale che beve Ale è battuta ancor più brillante da queste parti! (Notare gli sforzi che faccio per adeguare il mio sarcasmo al british humour). 
Adeguamento, parola chiave. Ci si adegua a tutto... anche al cibo. Ma non alle code. Anche sotto la pensilina della fermata dell'autobus le persone stanno in coda. E' un mondo totalmente sistemico, fatto di code e istruzioni per l'uso. Ovunque. How to do's pure sulla tazza del water. Scherzo. Ma che bizzarri codesti inglesi.

Town Hall, Reading (UK)

Ma non c'è solo Inghilterra in Inghilterra. E' una babilonia di bipedi provenienti da tutte le parti del mondo e perfettamente integrati nel tessuto sociale (e lipidico) readinghese, il melting pot.
Incontrare un taiwanese, una malaysiana e una qatarese (che suona un po' come una aquarese, ndr) nello stesso giorno non è poi così impossibile. E se hai un po' di fortuna becchi anche la qatarese giusta che ti lascia in regalo tutto il suo arsenale da cuoca e tutte le sue munizioni da studentessa di phD a fine carriera universitaria, prima del ritiro definitivo in Qatar. In quel caso, sempre se hai fortuna, puoi ritrovarti zeppo di pentole, piatti, bicchieri, tazze, evidenziatori, cartelline di plastica e raccoglitori.

Paragrafo trè: c'erano un italiano, una greca, un'indiana e un italo-canadese. Che non è la barzelletta della torre di Pisa, ma i miei floormates. Grande empatia, fin dall'inizio. Terza settimana di condivisione della cucina e tra noi le cose filano che è una bellezza. Poi subentra la colonia cinese a completare la batteria di persone abitanti il nostro floor. Estremamente pacifici, ti offrono una doccia di frittura gratuita quando metti piede in cucina, escono pazzi per il karaoke ed amano farsi chiamare con raccapriccianti pseudonimi inglesi (Melody, Harmony...).Viviamo in una Hall of residence in prossimità del Whiteknights Campus (come, non avevi capito che ero qui per studiare?). Che è fondamentalmente un pataccone verde con un lago al centro. Mai vista un'erba così verde. Mai visto neanche un lago così verde. Animali su animali, cigni e famiglie di anatre che fanno aquaplanning scapicollandosi dai ponticelli, scoiattoli che sgranano castagne e volpi in quantità industriale (e anche scoiattoli che sgranano castagne e volpi). Natura tutt'intorno e l'ambiente ideale per studiare. Campi da calcetto con un'erbetta invidiabile (totally free) per la sete di calcio dell'italiano che c'è in me, finalmente niente cemento!

Come sto? Alla grande. E lo studio? Ho iniziato i corsi del mio MSc in Agricultural Economics, il 3 ottobre, dopo un Presessional course in Economics. Durerà un anno. Ti fanno capire chi sono fin dalla prima settimana. C'è da farsi un discreto ****, come si dice da noi. E la cosa mi attrae fortemente. Le lectures sono estremamente interessanti anche se ti tolgono il respiro, si arriva al weekend contenti perchè finalmente si può studiare... Sette-otto slides a lezione e via, il resto lo fai da solo a casa. Pesante. Ma adoro le sfide. Essays da consegnare a dicembre e ad aprile. E settimana della morte a giugno con tutti gli esami concentrati in 5 giorni. 
Classe cosmopolita. Giappone, Nigeria, Cina, Mongolia, Malawi, Germania, Iran, Portogallo, Inghilterra, Malaysia, Pakistan... culture, esperienze, tradizioni a confronto ed il mondo che si spalanca di colpo nella mia vita.

...si è aperto un universo. Eccolo. E' quello che ho sempre cercato. Ti rendi conto che il luogo dove vivevi prima è in realtà piccolo, chiuso, e ti accorgi di quanto limitata e condizionata dai media fosse la tua visione del mondo. Tocchi con mano le altre realtà, in una visione ampia, completa e diversificata, vedi il mondo a 360°.
Cresci di colpo, travolto dal fascino indescrivibile dell'interculturalità, della libertà e dell'indipendenza. Ti senti finalmente padrone della tua esistenza. Hai più di un pensiero rivolto alle persone che ti vogliono bene e sono lontane, ma sei tu che finalmente manovri la tua benedetta vita.


(cit. Alessandro C., Letters from Reading)