giovedì 20 ottobre 2011

Let's just be normal, both of us, ok?

Il cazziatone. Una delle email più belle di sempre pubblicata su richiesta dell'autore. Giorni di ordinaria follia in Sherfield, tra carichi di lavoro impressionanti e scherzi ai limiti del tollerabile!

Honestly, what's wrong with you these days? You're acting like a child Ale!! And it's funny but sometimes it's too much! And ok, you are not supposed to know when I want you to joke, ok, I accept that. But please, just understand why I reacted like this. First, I'm trying to sleep and you're screaming and knocking a thousand times. And then you keep knocking and throwing ice on my window, while I'm talking to my parents. And anyway, I don't want to explain things anymore, we're always ending up like this. If you want to take it personally, it's your problem. And we know that sometimes it's just the fact that you don't understand what I mean. Let's just be normal, both of us, ok?

Joy


martedì 18 ottobre 2011

Rarità


Mancavano un paio d'ore circa, ed arrivato a casa decisi di uscire di nuovo per fare una passeggiata prima dell’appuntamento. Era un bel fine pomeriggio senza vento e si percepiva l’aria limpida e frizzante di un autunno partito da pochi giorni. I passanti camminavano facendo attenzione a scansare le transenne dei lavori in corso, si vedevano molte persone con le guance arrossate, dalle cui bocche uscivano nuvolette di vapore. Decisi di fermarmi al caffè per una breve pausa, le strade erano piene di persone affaccendate, innamorati che parlottavano fitti fitti, manovali che posavano l’elmetto che un’ora di straordinario poteva anche bastare per quel giorno, ed anziane signore ben agghindate che uscivano dalla chiesa poco distante. C’è che questo caffè era forse l’unico che mi dava un po’ di senso di appartenenza. Presi un cappuccino, una brutta abitudine che mi era rimasta dal periodo inglese, che alle sei del pomeriggio poi lì si usava cosi. Aprii la prima pagina del mio nuovo libro, Maschere per un massacro, un’insight di Rumiz sulla guerra nei Balcani (o quello che non abbiamo mai voluto sapere). Il signore di fronte, che aveva preso anche lui da bere mi guardava ingessato e passava rapidamente in esame il mio abbigliamento. Forse la cespa, il filo di barba ed il contrasto tra le righe bianche del maglione e il cappotto nero mi catalogavano come il solito pseudointellettuale sinistroide. Offesa nei confronti di chi intellettuale lo è veramente e del quale ne portavo solo la scorza. Si alzò sistemandosi gli occhiali, lucidati fino a brillare, e mi sorrise prima di andare a pagare. Ricambiai il sorriso, istintivamente. Il solito effetto che faccio alle persone anziane, pensai. Rimasi sprofondato nel divanetto ancora per qualche minuto, giusto il tempo di finire il cappuccino e perdere un po’ di tempo per non essere troppo in anticipo. I riflessi delle luci delle insegne degli altri negozi sul vetro attiravano la mia attenzione. Il sole era calato ed aveva lasciato spazio alla notte. L’aria si era fatta più tersa ed il ripetitore di telefonia del palazzo di fronte si innalzava alto nel cielo a contrastare il blu. Mi dirigevo verso il supermercato. Un negozio piccolo e pulito, accogliente per essere un supermercato. Credo che non ci sia niente di più umile e buono delle torte di semolino. Accattivanti nel loro aspetto e soddisfacenti nella loro consistenza. Una semplicità, forse un po’ rustica, ma di quelle che spalancavano un sorriso. Oltre allo stomaco. Ne presi una e mi diressi puntuale verso casa sua.
"Ciao", un volto allegro dietro una porta marrone, e di colpo ci ritrovavamo a parlare del presente, e del futuro. Poi del passato, che ci conoscevamo da tanto ormai. Con freschezza mi raccontava della sua vita, ed insieme snodavamo la discussione su più fronti, in una atmosfera calda ed accogliente. Mi aveva fatto trovare una cena favolosa, e chiacchierare davanti a quel buon piatto di pesce mi dava una sensazione di estremo benessere. Senza ragione apparente le opinioni convergevano con una naturalezza impressionante. Una inaspettata, forte empatia dettata dalla stravolgente somiglianza delle nostre vicende personali aleggiava attorno a noi. La sfumata consapevolezza dell'equilibrio creatosi veniva mantenuta celata. Quasi a non volerla consumare. Impressioni, analisi e frammenti di vita di una analogia tale che le sentivo combaciare come chiusure a scatto, in serie, come due sequenze amminoacidiche che si legano progressivamente. Come se uno stesso percorso si fosse sdoppiato in mitosi su due corpi differenti e venisse di colpo rivelato dalle nostre parole. Spiegarsi i perché della vita, con la stessa intensità mi faceva realizzare gradatamente quanto negli anni i nostri processi di maturazione si fossero compiuti alla stessa velocità ed avessero raggiunto lo stesso livello. Tre ore intense e piacevoli con una delle persone più intellettualmente stimolanti di sempre.
Scrivere di queste rarità è un piacere, prima di tutto per me.

venerdì 30 settembre 2011

Il gioco della follia

"Osservate con quanta previdenza la natura, madre del genere umano, ebbe cura di spargere ovunque un pizzico di follia. Infuse nell'uomo più passione che ragione perché fosse tutto meno triste, difficile, brutto, insipido, fastidioso. Se i mortali si guardassero da qualsiasi rapporto con la saggezza, la vecchiaia neppure ci sarebbe. Se solo fossero più fatui, allegri e dissennati godrebbero felici di un'eterna giovinezza. La vita umana non è altro che un gioco della Follia."

(Erasmo da Rotterdam)

lunedì 26 settembre 2011

Problema.

Ibrahimovic guadagna 9 milioni di euro all'anno. Che equivalgono a 750.000 euro al mese. Considerando che un mese è costituito da 30 giorni, Ibrahimovic percepisce ben 25.000 euro al giorno solo per correre dietro a un pallone. Ogni ora il suo conto in banca lievita di 1024 euro, che è più o meno quanto prende un operaio con un contratto di apprendistato o un V livello in un mese. 17 euro al minuto circa. 
Considerando che per defecare impiegherà circa 15 minuti, quanto costa al Milan l'evacuato di Ibrahimovic?



lunedì 19 settembre 2011

Il rispetto

L'altra mattina alla fermata dell'autobus, una bambina ha fermato il suo monopattino e mi ha salutato dicendomi: "Hi, rubbish".
Ciao, monnezza. In pratica.
L'ho ringraziata.




lunedì 12 settembre 2011

La stronzaggine

Si potrebbero riempire capitoli e capitoli sulla stronzaggine, pensavo stamani. Anzitutto, la stronzaggine è relativa e nessuno ne è immune. O almeno, io sono arrivato a questa conclusione. Perchè, per forza di cose, si finisce sempre per essere stronzi per qualcuno. Anche io, che stronzo non lo voglio essere, ho persone attorno a me che hanno sufficienti evidenze per pensare che io lo sia. E tu, che sei arrivato su questo blog cercando magari la parola chiave "stronzaggine", sarai stato stronzo almeno per un giorno. Sarà stato contro la tua volontà, certo, ma tirando le somme, gli altri ti ci hanno comunque vestito da stronzo.

Perchè la stronzaggine è astratta, i suoi contorni sono tutt'altro che nitidi e soprattutto non si fa possedere da nessuno. E sta qui il suo capolavoro. Lavora in differita generando impulsi solo nella mente di chi alla fine lo subisce, l'atto dello stronzo. Poichè la forma pura dell'essere stronzo trova dunque motivo di sopravvivenza solo nella mente dell'altro, ne segue che lo stronzo sarà indirettamente impossibilitato all'autocontrollo. Quindi, se sei venuto qui per rinfrancare il tuo animo in proposito, beh, sappi che la stronzaggine non si estinguerà mai!
Buonanotte!

mercoledì 7 settembre 2011

In poche ore...

C'è stata una cena a base di Chicken Tikka Masala in un ristorante indiano. Abbiamo rivisto Mark. E riso e scherzato sperando che il tempo non dovesse finire [cit.]. Ci ha raggiunto poi, il luminare della statistica bayesiana. Il Dr. Garth Holloway, il genio. E' stato nostro lettore per un semestre. Due corsi in tutto. Abbiamo parlato per diverse ore stasera. Prima davanti a una birra all'Hob, pagata da lui, e poi degustando specialità indiane. Mi proponeva PhD negli Stati Uniti, senza problemi per le lettere di referenza. Davis, Berkeley, Maryland. Che per l'Ag Econ sono il top. C'è di che arrovellarsi insomma, anche se poi, forse, non mi interessano. Resta la lusinga. E' stato il leitmotiv della serata, tra bocche in fiamme per le spezie del pollo e pinte di Dummels. Una delle ales, microbrewed here, around Reading. C'è poi del giallo cromo chiaro nel mio ritorno a casa. Quello delle luci dei lampioni. Non sono tornato tardissimo a dire il vero, alle 1 ho aperto la porta blu in Foxhill Road. Il colore delle lampade trafiggeva le foglie delle querce di London road. La mia memoria fotografica mi riconduce a quel viale alberato. Denmark street e poi quella strada con un nome in francese che non ricordo. Riportava al vento freddo autunnale che trapassava la mia sciarpa. Allo sbattere del vento sulle foglie verdi. Ai miei passi nel vuoto di una città dormiente. Ad un Ludovico Einaudi, che mi ha accompagnato con le sue Onde. Alle case mattonate in giallo sporco, che ricordano una Trinsic di altri tempi, e che compongono in una geometria perfetta la struttura urbana del primo cerchio di case attorno al centro. Un clima ovattato, una Reading tappata. L'ampiezza di quel viale. I cancelletti neri alla mia destra. I cestini della spazzatura con scritto Your Reading. Una passeggiata di venti minuti solitaria, di una intensità commovente. C'è che questi umili momenti di benessere che la vita ti regala vanno incollati bene. E questo blog è qui a posta.
Buonanotte, che ho del sonno arretrato.

venerdì 5 agosto 2011

Un imbianchino in confronto è un incompetente

C'è la mia vicina di casa che è fantastica.
Stamattina l'ho incontrata fuori dal portone alle sette e mezza.
Indò vai? - A comprare il giornale!
In genere quando va a comprare il giornale, o deve imbiancare, o deve fare ì fritto.
Che per lei tra le due cose poi, in sostanza non cambia niente, ma io ve la farei vedè quando deve fa ì fritto: ripiastrella interamente la cucina con La Nazione, che un imbianchino, in confronto, è un incompetente.
Una donna finissima.

mercoledì 27 luglio 2011

Dance, dance, dance

"Ma cosa devo fare allora?"
"Danzare" rispose "continuare a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c'entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi."

Dance,dance,dance. H. Murakami

venerdì 22 luglio 2011

Duende

...c'è che il ballo ha funzione sdoganatrice, rompe le acque e ti scollega le sinapsi, che galleggiano trascinate via dalla corrente. C'è anche che un ritmo esotico, una travolgente taranta o una marcia balcanica, ti salgono interiormente dalla pianta dei piedi. Che vivi la sensazione del floating, che senti una lenta e progressiva generazione di benessere. E realizzi come ballare sia il confondersi in vortici di colori, il girare follemente, il mescolarsi, come in una tavolozza. Ordine e caos allo stesso tempo. Inviti, trasporti un'altra metà. Giallo e rosso fanno arancio. Ed è la sintonia di un corpo unico che ama farsi trapassare dalla musica. Essere attraversati dalla stessa scossa adrenalinica, da un egual brivido. Aumenti l'intensità. Generi e vivi emozioni. Sperimenti un'evasione poetica e reale da questo mondo...